Risparmi, la riscossa dei conti deposito. Interessi alle stelle, un’opportunità da sfruttare

La fame di liquidità spinge le banche a offrire alti tassi sui depositi vincolati. Ma conviene non vincolare a lungo: tra qualche mese potrebbe andare meglio

Il 4% sembra essere ormai il “minimo sindacale”. Da qualche tempo si rincorrono le offerte delle banche, una guerra che si sta combattendo a colpi di tasso d’interesse. L’arma vincente per tutti gli istituti di credito è ora il conto deposito vincolato, cioè quei conti che in cambio di una giacenza stabile per un certo periodo garantiscono un remunerazione maggiore. Decisamente maggiore rispetto agli interessi comunemente praticati sui conti correnti, che sono ormai prossimi allo zero. Il conto vincolato offre invece tassi che – grazie anche alla nuova tassazione ridotta dal 2012 – mettono il capitale al riparo dall’inflazione e danno anche un piccolo guadagno. Il tutto senza i rischi delle Borse e con le garanzie previste per tutti i depositi bancari.

Il fenomeno può sembrare strano: com’è che nel momento in cui la Banca centrale europea abbassa i tassi le banche li alzano? Infatti la regola vuole che il tasso Bce – cioè il costo del denaro nell’area-euro – sia il riferimento dei tassi praticati dagli istituti di credito, che infatti ad ogni variazione al ribasso del primo si affrettano a far seguire un taglio degli interessi sui conti correnti. Come si spiega quindi questa anomalia?

Liquidità col contagocce, banche assetate

La ragione fondamentale è la fame di liquidità dalle banche. Il sistema creditizio italiano è in affanno perché si sono chiusi due fondamentali rubinetti di liquidità:

•  il mercato interbancario, cioè i prestiti che le banche si fanno tra di loro. E’ un altra conseguenza del famigerato spread tra Btp e Bund: il rischio di una banca è legato anche a quello del paese in cui opera. Se i titoli pubblici italiani sono considerati più a rischio degli altri, anche le banche, che ne possiedono in quantità, aumentano la loro rischiosità. E anche per loro, come per un qualsiasi cittadino, il credito si riduce o diventa più costoso.

•  il mercato obbligazionario: per lo stesso motivo (l’aumento del rischio) le banche fanno più fatica a piazzare le loro obbligazioni che altro non sono che un prestito che gli istituti richiedono al mercato. E come lo Stato, devono offrire un interesse maggiore agli investitori.

Resta aperto quindi solo il canale dei risparmiatori, il cosiddetto retail. Che a causa della crisi economica degli ultimi anni è in contrazione: in Italia la quota di risparmio delle famiglie, che era circa del 10% del reddito disponibile nel 2005, è stimata al 6% nel 2012.

Interessi in salita, le offerte possono diventare più allettanti

In questo scenario le banche sono obbligate a usare tutti i mezzi a loro disposizione per attrarre clienti. Quindi offrono tassi impensabili fino a pochi mesi fa in cambio di denaro che rimanga in loro possesso per un certo periodo (vincolato, appunto). Una situazione che per ora sembra destinata a durare. Per questo motivo alcuni esperti consigliano di non vincolare il denaro a un anno ma per durate più brevi (3-6 mesi): si hanno tassi inferiori alla scadenza, ma tra qualche mese le offerte potrebbero essere ancora più allettanti. (A.D.M.)

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