Risparmi e mutui, cosa (non) fare nei momenti di incertezza

Non agire d'impulso e non correre a disfarsi di azioni e titoli di Stato: sul lungo termine non ci saranno scossoni. E anche per i mutui la salita non durerà a lungo. Ecco i consigli degli esperti

La domanda è: Moody’s e Standard & Poor’s c’entrano con la nostra vita? Ovvero: il loro voto negativo sul debito pubblico italiano ha effetti concreti sulle nostre tasche? Una domanda che disorienta la maggior parte dei piccoli risparmiatori. Conviene tenere i titoli di Stato o venderli? E le azioni? E che ne sarà dei mutui a tasso variabile? Poche cose come l’incertezza fanno male al mondo della finanza, e di conseguenza ai nostri soldi. Cerchiamo di capire che cosa fare, e soprattutto cosa non  fare, per uscire in piedi da questo momento di instabilità.

Innanzitutto non farsi prendere dal panico. Sembrerà un suggerimento scontato, ma il primo consiglio di tutti gli esperti è non prendere decisioni sull’onda dell’emotività. Le statistiche dimostrano che chi investe con un orizzonte temporale a medio lungo ha i risultati migliori.

Non vendere ora. Liberarsi dei titoli di borsa in questo momento di turbolenza dei mercati è un errore. Come ricordano gli esperti del Sole 24 Ore, l’investitore è spesso guidato nelle sue scelte dalla “avversione alle perdite: quando si guadagna si vende troppo presto per anticipare la soddisfazione della plusvalenza e quando si perde si tiene troppo il titolo per allontanare il dispiacere della minusvalenza”. Ma chi ha mantenuto i titoli finora dovrebbe tenerli: le quotazioni risultano sottovalutate.

I titoli di Stato non rischiano. La bocciatura del debito pubblico italiano crea ovviamente tensioni per Bot, Btp, Cct e compagni  (che costituiscono appunto il debito pubblico). Le loro quotazioni sono in discesa e lo spread (cioè la differenza) dai titoli tedeschi in salita. Ma questo pesa sul portafoglio solo se il risparmiatore ha intenzione di vendere. Il “cassettista” – cioè chi conserva i titoli solo per avere i rendimenti delle cedole – non è toccato dalle oscillazioni di breve periodo perché può sempre contare sulla restituzione dell’intero capitale a scadenza. Salvo in caso di default italiano, ma questa non è un’ipotesi reale al momento.

I mutui non sono condannati a salire. I mutui a tasso variabile, come si sa, sono quasi sempre legati all’euribor, il tasso interbancario europeo, che a sua volta segue la tendenza del costo del denaro (tasso Bce). L’euribor a 3 mesi è ora a 1,51% anticipando probabilmente il previsto rialzo a luglio dello 0,25% del tasso Bce, attualmente all’1,25%. Ma sono in molti a sostenere che l’aumento dei tassi non potrà essere una tendenza in questo periodo di crisi per alcuni paesi dell’eurozona (l’aumento del costo del denaro frena l’inflazione ma rallenta la crescita). Quindi non conviene passare al tasso fisso come consente la legge.

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