Risparmi, l’inflazione torna a essere minacciosa. Ecco come batterla

L'economia non decolla ma il costo della vita torna a salire. Il nuovo Btp Italia indicizzato permette di salvare il capitale dall'inflazione e guadagnarci qualcosa

In principio era la crisi economica, e bisognava fare i conti solo con quella. La prospettiva non appariva (e non appare) rosea ma almeno il fronte era uno solo. Ora, chi ha ancora due soldi da investire deve fare i conti anche con un’inflazione che torna a mordere i risparmi. E’ dovuto a questo probabilmente il successo di un titolo come il Btp Italia, ultimo nato tra le obbligazioni pubbliche italiane. E’ un titolo indicizzato al costo della vita e riesce a mettere il rendimento al riparo dell’inflazione.

Nei manuali di economia i due fenomeni – la recessione e l’inflazione – in genere non convivono: se c’è crisi cala la domanda e quindi anche i prezzi. Salvo che in un caso particolarmente critico, che prende il nome di stagflazione. Manco a dirlo, la situazione economica attuale va in questa direzione.

Da due anni e mezzo, dopo il minimo storico del -0,1% del luglio 2009, l’inflazione è in crescita costante e a febbraio 2012 è arrivata al 3,4% su base annua. Ma per l’appunto non è un’inflazione da domanda bensì da costo, cioè legata all’aumento dei prezzi delle materie prime (petrolio in primis). Tra i gestori finanziari internazionali è questa la prima preoccupazione per il prossimo futuro (anche se altre voci prevedono un’inflazione in calo nel 2013 nell’Eurozona)

Un titolo che galleggia sull’inflazione

Comunque sia, tradotto in formule di risparmio, significa una cosa sola: garantirsi un rendimento (netto) che stia sopra la soglia dell’inflazione. Il nuovo Btp Italia si pone proprio questa mission: offre un rendimento lordo del 2,45% più il tasso d’inflazione. Al livello attuale avremmo un rendimento complessivo del 5,8%. Non male: per la durata dell’investimento (4 anni, scadenza 26 marzo 2016) il capitale è salvo e garantisce anche un piccolo rendimento, aiutato in questo anche dalla tassazione più leggera che per i titoli di Stato è sempre del 12,5%, un’eccezione rispetto all’aliquota unica del 20% sulle altre forme di risparmio.

L’eclissi dei conti deposito?

Unico svantaggio è la minore liquidità rispetto, ad esempio, a un conto deposito, che resta una buona soluzione per chi ha bisogno di flessibilità. Il rendimento lordo per un conto deposito vincolato a 12 mesi supera ormai il 4% con punte anche del 4,80%. Che al netto significa  3,2-3,8% (la nuova ritenuta quest’anno è scesa dal 27 al 20% ma resta più alta di quella sui Btp).

Un testa a testa col livello di inflazione (attuale). Il conto deposito resta dunque una buona scelta per periodi più brevi (12-18 mesi) e per importi modesti, considerando anche che per le giacenze inferiori ai 5mila euro non si paga l’imposta di bollo di 34,20 euro. il classico risparmio tranquillo al riparo delle bizzarrie delle Borse e con le garanzie previste per tutti i depositi bancari. (A.D.M.)

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