Risparmi, conti deposito vs certificati di deposito, la battaglia dei rendimenti

La sete di liquidità spinge le banche a offrire tassi sempre più alti sui depositi vincolati. E la nuova tassazione rimette in gioco anche i certificati

Cosa non si fa per i soldi. Le banche, per esempio: per accaparrasi il denaro dei risparmiatori sono disposte a pagarlo molto di più di quello che costa a loro ottenerlo da un’altra banca o dalla stessa Bce. Infatti mentre l’Euribor (tasso interbancario) e il tasso Bce (il costo del denaro fissato dalla Banca centrale) sono ai minimi storici – rispettivamente 1,06 e 1% – il rendimento lordo per un conto deposito vincolato a 12 mesi supera ormai il 4% con punte anche del 4,80%. Che grazie alla nuova tassazione – che da quest’anno scende dal 27 al 20% – significa un interesse netto del  3,2-3,8%.

Se si aggiunge che per le giacenze inferiori ai 5mila euro non si paga nemmeno l’imposta di bollo di 34,20 euro, quello che resta in tasca al risparmiatore è una percentuale di tutto rispetto. Sicuramente quanto basta per mettere il capitale al riparo dall’inflazione e guadagnarci qualcosa. Il tutto senza i rischi delle Borse e con le garanzie previste per tutti i depositi bancari.

Rispuntano i certificati

Ma la nuova sete di liquidità e la tassazione ridotta rimettono in gioco anche un vecchio concorrente dei conti deposito, il certificato di deposito. Sono titoli con una durata che varia dai 3 mesi ai 5 anni e interessi che di solito vengono liquidati tramite cedole periodiche. I rendimenti sono decisamente aumentati rispetto a qualche tempo fa ma restano comunque più bassi di quelli dei conti deposito.

Questo strumento è adatto a chi non ha dimestichezza con pc e internet e preferisce lo sportello fisico e il titolo cartaceo. Per tutti gli altri, sempre di più, conviene la scelta del conto deposito online.

Interessi in salita, le offerte possono diventare più allettanti

In entrambe le forme di risparmio la liquidazione anticipata è penalizzata, ma anche qui con differenze che possono essere determinanti nella scelta:

•  i certificati con durata inferiore ai 18 mesi non possono essere rimborsati prima della scadenza, mentre quelli con durata superiore sono rimborsabili anticipatamente ma con tagli pesanti agli interessi;

•  i conti deposito invece generalmente non vincolano il capitale ma solo gli interessi: cioè la somma può essere sbloccata prima della scadenza ma l’interesse liquidato è quello di un normale conto corrente, spesso prossimo allo zero.

In sintesi, quello che le banche premiano è la fedeltà del cliente (o meglio, del suo denaro), cioè il fatto di poter disporre dei suoi risparmi per un lungo periodo. E la sete di liquidità non accenna a fermarsi. Per questo motivo alcuni esperti consigliano di non vincolare il denaro a lungo ma per durate brevi (3-6 mesi): si hanno tassi inferiori alla scadenza, ma tra qualche mese le offerte potrebbero essere ancora più allettanti. (A.D.M.)

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Risparmi, conti deposito vs certificati di deposito, la battaglia dei ...