Risoluzione Alternativa delle controversie: quello che c’è da sapere sulle ADR

ADR è l'acronimo di Alternative Despute Resolution, vale a dire quei metodi alternativi e, per certi versi, amichevoli di rrisoluzione delle controversie

Nati nei paesi di Common law, i metodi alternativi di risoluzione delle controversie, noti come ADR, sono negli ultimi anni in forte espansione anche nei paesi di civil law, tra cui l’Italia, specie per le controversie di natura commerciale. Si considerano nel nostro contesto giuridico metodi alternativi: la conciliazione, l’arbitrato e la mediazione, dato che questi consentono di non portare la controversia in un’aula di tribunale, con notevole assottigliamento di tempi e costi.

Solitamente la scelta della risoluzione della controversia tramite uno di questi metodi alternativi è volontaria, ma può anche essere prevista come clausola contrattuale o addirittura obbligatoria, perchè imposta dalla legge. Le alternative despute resolution hanno come principale caratteristica il dialogo tra le parti, permesso e garantito dal terzo, che può essere il conciliatore o l’arbitro. Quest’ultimo può avere un ruolo diverso a seconda dei casi: talvolta si pone come neutrale mediatore facilitando l’incontro e il compromesso tra le parti divergenti, altre volte, invece, il terzo elabora egli stesso un negoziato che può essere o meno vincolante.

Quando una delle parti intende risolvere la controversia in via extragiudiziale, deve notificare all’apposito organismo ADR la propria domanda, corredata di ogni informazione utile. L‘organismo ADR, a questo punto, interpella la controparte, che ha la possibilità di accettare o meno tale tipo di metodo di risoluzione. Ove anche quest’ultima accetti, prima di poter beneficiare della procedura prevista, le parti devono pagare il corrispettivo dovuto per il servizio, dopo di che verrà nominato il conciliatore o l’arbitro.

Specie in caso di mediazione, la cui tecnica appare più libera e meno formale rispetto all’arbitrato, ogni soggetto ha la possibilità di proporre la soluzione più appropriata i base alle proprie esigenze, cosicché il risultato sarà ben diverso rispetto alla soluzione che il giudice potrebbe adottare. Mentre, infatti, la sentenza giudiziale rappresenta il risultato di valutazioni svolte dal giudice in base a criteri meramente giuridici, l’esito della mediazione, grazie anche all’aiuto del mediatore, è una soluzione che rispecchia e riassume le ragioni delle parti e, dunque, può essere modellata a seconda di queste e di conseguenza essere più conveniente.

L’obiettivo, data la mole di casi e il carico giudiziale che rappresenta la piaga della giustizia italiana, è quello di diffondere la conoscenze di tali metodi alternativi di risoluzione delle controversie, che rappresentano la soluzione tanto sperata all’affanno cn cui si muove oggi la macchina della giustizia.

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