Ue: il riscaldamento climatico costa 650 miliardi

Danni in tutti i settori, ma per qualcuno andrà bene il turismo. Colpita soprattutto l'agricoltura. Il problema principale sono le inondazioni

Se il riscaldamento climatico non sarà fermato e, da qui al 2080, ci sarà un aumento della temperatura compreso tra i 2,5 e i 5,4 gradi, il prodotto interno lordo (Pil) della Ue subirà riduzioni annue tra i 20 e i 65 miliardi di euro.
Per la gioia di noi italiani, tali danni saranno concentrati soprattutto nell’Europa meridionale.

E’ questa la stima contenuta in uno studio della Ue (progetto Peseta) sull’impatto economico del cambiamento climatico in 5 ambiti particolarmente esposti: agricoltura, sistema costiero, acque interne, salute, turismo.
Considerando un aumento delle temperature compreso nel range 2,5-5,4 gradi, lo studio prevede un innalzamento del livello del mare tra i 48 e gli 88 centimetri.

Come si diceva, l’impatto si avvertirà soprattutto nell’Europa meridionale e centrale, mentre l’Europa settentrionale sarà l’unica regione a trarre parziale vantaggio economico dal nuovo scenario.
Un aumento della temperatura di 2,5 gradi potrebbe ridurre il benessere dello 0,2%, mentre un aumento di 5,4 gradi potrebbe dimezzare la sua crescita annua. Il costo totale potrebbe però essere molto superiore considerando anche i danni alla biodiversità e i disastri naturali.

Ecco le stime sull’impatto economico nell’ipotesi peggiore (aumento di 5,4 gradi con un elevato innalzamento del livello del mare) e settore per settore:

  • AGRICOLTURA: le perdite di produzione, dovute ad una riduzione annua del 10% della resa delle colture, corrisponderebbero allo 0,32%;
  • SISTEMI COSTIERI: le inondazioni del mare e i costi legati alle migrazioni colpirebbero da 775.000 a 5,5 milioni di persone in più rispetto a oggi e ridurrebbero la crescita annuale del benessere dello 0,46%;
  • INONDAZIONI DEI FIUMI: colpirebbero altre 250.000-400.000 persone ogni anno e ridurrebbero il benessere dello 0,24% ogni anno, principalmente a causa dei danni agli edifici, con un costo annuo tra i 7,7 e i 15 miliardi di euro.
  • SALUTE: tra 60mila e 165mila morti  per malattie connesse al caldo in più ogni anno ma diminuizione delle morti “per freddo” stimabili tra le 60mila e le 250mila. Tutto bene? Nì, infatti lo studio non tiene conto delle vere e proprie “ondate di caldo.
  • TURISMO: sarebbe l’unico settore con un risultato praticamente neutro a livello UE aggregato (0,04%). Grosse però le differenze regionali: Spagna, Portogallo, Italia, Grecia e Bulgaria (Europa meridionale) avranno i danni maggiori, con un impatto compreso tra lo 0,3% e l’1,6% annuo del Pil (in termini monetari, si parla di perdite che potrebbero arrivare fino a 5 miliardi all’anno).
    In Europa centrale e settentrionale, invece, un aumento delle temperature medie potrebbe addirittura recare benefici al settore.

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