Riscaldamento domestico, una spesa che scotta. Di più per i combustibili ecologici

Aumenti anche di 200 euro rispetto a cinque anni fa. E il metano sale molto più del gasolio. A spese dell'ambiente

Le temperature delle nostre case rimangono più o meno stabili, ma la bolletta del riscaldamento diventa sempre più calda. Colpa degli aumenti dei prezzi dei combustibili. Non di tutti nella stessa misura. Purtroppo a essere cresciuti di più negli ultimi 5 anni sono i combustibili “ecologici”, con un minore impatto ambientale. La sfida principale, quella tra i due più diffusi, gasolio e metano, va a vantaggio del primo: più vecchio e inquinante ma con un aumento più contenuto. E non è un caso (anche se il gas naturale resta comunque più economico).

Sta di fatto che le famiglie italiane si ritrovano a pagare in media di più per riscaldarsi. Il calcolo è stato fatto dal Ctcu (Centro Tutela Consumatori Utenti): prendendo in considerazione  un fabbisogno annuo pari a 15.000 kilowattora per il riscaldamento (corrispondente a circa 1.500 litri di gasolio oppure a 1.500 metri cubi di gas naturale), per l’inverno imminente bisogna prepararsi ad un aumento dei costi che può arrivare a quasi 200 euro in più rispetto al 2005.

Ecco una sintesi:

Ottobre 2005 (€) Ottobre 2010 (€) Variazione (€) Variazione (%)
•  Gasolio 1.575 1.650 75 + 5%
•  Gas metano 915 1.110 195 + 21%
•  Gpl 2.085 2.115 30 + 1%
•  Legna 330 465 135 + 41%
•  Minuzzoli di legna 420 375 -45 – 11%
•  Pellets 555 735 180 + 32%
•  Teleriscaldamento 1.200 1.320 120 + 10%

              
Si noti che il tasso di inflazione nello stesso periodo è aumentato del 9,7%. Tutti i combustibili “verdi” (metano, legna, pellets) sono cresciuti quindi molto più del costo della vita medio.

Come risparmiare sul riscaldamento

Come ricorda il Ctcu, sono vari i fattori che incidono sui costi di riscaldamento di un’abitazione: oltre ai prezzi del combustibile stesso e lo standard di coibentazione dell’edificio, anche l’età dell’impianto di riscaldamento e la sua efficienza sono fattori determinanti. Un impianto con 20 anni o più consuma un 20% in più rispetto ad impianti nuovi.

Ci sono peraltro alcuni comportamenti che aiutano a tenere sotto controllo i costi del riscaldamento:

•  abbassare la temperatura dell’abitazione di 1 grado equivale ad un risparmio del 6% circa;
•  impostare una diminuzione della temperatura di 4 gradi durante la notte o le assenze da casa comporta un risparmio del 10%;
•  non coprire i caloriferi con teli di rivestimento o altro: questo può far lievitare il consumo di energia del 40%;
•  prima di accendere è bene fare sfiatare i termosifoni: la presenza di aria all’interno fa diminuire nettamente l’efficienza.

Resta un’ultima considerazione: è vero che l’andamento dei prezzi dei combustibili è determinato (anche) dalla domanda e che la progressiva conversione a metano delle caldaie per motivi ecologici ha fatto aumentare i consumi di gas naturale a scapito del gasolio, il cui prezzo è cresciuto meno (e che comunque resta una fetta consistente delle fonti di riscaldamento). Ma visto che tutti abbiamo interesse a respirare un’aria più pulita, sarebbe opportuno un intervento pubblico di controllo dei prezzi dei combustibili verdi. (A.D.M.)

Riscaldamento domestico, una spesa che scotta. Di più per i combustib...