Riforma MES, fronda M5S: la lettera ai vertici che spacca il Movimento 

E agita il Governo. Di Maio intanto prova a mediare ma il voto previsto per il 9 dicembre è esplosivo

Tempi decisamente duri per il Movimento 5 stelle da mesi ormai alle prese con un preoccupante calo di consensi e divisioni interne.

Fatto sta che l’ascesa scintillante di Grillo & Company è solo un lontano ricordo e le spaccature – al netto dei tentativi di nasconderle – sono sempre più evidenti. A peggiorare il clima già teso ci si è messa anche la riforma del Mes che per una bella fetta del Movimento è un vero e proprio belzebù. 

LA LETTERA DELLA DISCORDIA –  17 senatori e 52 deputati, di cui due membri del governo, hanno inviato una lettera a dir poco esplosiva ai vertici del M5s, per ribadire il loro no, indirizzata al capo politico Vito Crimi, al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro, al ministro degli Esteri Luigi Di Maio e ai capigruppo di Camera e Senato Davide Crippa e Ettore Licheri.

IL FRONTE DEI RIBELLI – La mossa non fa ben sperare specie calcolando che il prossimo 9 dicembre si vota in Parlamento sulla riforma e la defezione dei grillini potrebbe mettere a rischio la tenuta della maggioranza, se non del governo stesso.

A guidare la protesta, tra gli altri, un nome decisamente noto, quello di Danilo Toninelli. L’intento, chiariscono i ribelli, non è  mettere a rischio la maggioranza”. Tuttavia insistono sull’impossibilità di votare sì avanzando la richiesta di “rinviare quantomeno gli aspetti più critici della riforma del Mes”.

DI MAIO TENTA LA MEDIAZIONE – Così, in queste ore a dir poco concitate, Luigi Di Maio tenta il lavoro di mediazione per rimettere il governo e il M5S in carreggiata. Da quando è esplosa la mina della lettera di 58 parlamentari grillini – il ministro agli Affari esteri ha chiamato a raccolta deputati e senatori con l’obiettivo di gettare acqua sul fuoco pronto a divampare, spiegando che il voto di mercoledì, di fatto,  è un voto sulle parole che pronuncerà in Aula il presidente del Consiglio. Con un “rischio enorme per il Premier che abbiamo incaricato proprio noi”.

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