Come i rifiuti sono diventati una fonte di reddito per i più poveri

Il riciclo dei rifiuti può essere remunerativo, soprattutto per chi non ha lavoro

Riciclare i rifiuti, raccogliendo bottiglie e lattine lasciate in strada, può diventare un lavoro che aiuta a sbarcare il lunario chi è disoccupato o senza fissa dimora. Una realtà consolidata negli Stati Uniti dove un impressionante numero di homeless, concentrato soprattutto nelle grandi città, vive di questa attività.

È il caso di New York, dove si stima che tra le 4 mila e le 8 mila vivano della raccolta di lattine, bottiglie e altri rifiuti. Per ogni lattina o bottiglia ricevono in cambio 5 centesimi di dollaro. Un’elemosina, ma chi è veloce e organizzato riesce a ricavarci un vero e proprio reddito, fino a 40 mila dollari all’anno, che comunque non sono molti in una città carissima come New York. C’è chi invece guadagna poche centinaia di dollari al mese, comunque utili per comprare da mangiare o integrare un reddito basso e non sufficiente per vivere.

Le persone che svolgono questo “lavoro” autogestito sono chiamate “canners“, da “can”, che in inglese significa lattina, e si tratta prevalentemente di senza tetto, homeless, che a New York sono qualche migliaio, ma anche madri single, persone che hanno perso il lavoro, immigrati poveri, giovani disoccupati, anziani che ricevono una pensione troppo bassa. Un mondo di esclusi che ha trovato una forma di sopravvivenza nel raccogliere rifiuti.

L’attività dei canners è fondamentale per tenere le strade pulite di una metropoli come New York, dove la raccolta differenziata non è semplice e le macchinette pubbliche per il recupero del vetro o del metallo non sempre funzionano. Raccogliere i rifiuti in strada è diventata un’attività remunerata grazie al Bottle Bill, una legge dello Stato di New York approvata nel 1982 e ideata per incentivare i cittadini a fare la raccolta differenziata.

In particolare i legislatori pensavano che i bambini sarebbero stati incentivati a raccogliere bottiglie e lattine per ricevere in cambio una mancia con cui integrare la paghetta dei genitori. Invece è diventato un lavoro per barboni e una integrazione di reddito per gli indigenti.

Come riporta un’inchiesta del Guardian, l’attività dei canners ha avuto anche un importante risvolto sociale. Una suora di strada, Ana Martinez de Luco, ha fondato una cooperativa nel 2007, Sure We Can, che funziona da centro di deposito e centro di smistamento dei rifiuti raccolti per le vie di New York dai canners.

Allo stesso tempo la sede della cooperativa è anche un centro sociale dove i canners possono radunarsi per svolgere diverse attività, trascorrere del tempo insieme e festeggiare i compleanni. Qui trovano sempre del cibo, spesso avanzi delle mense scolastiche, e gli homeless possono trovare riparo per la notte, nei container riscaldati, durante i gelidi inverni newyorchesi.

La cooperativa, però, è minacciata dalla gentrificazione, il quartiere di Bushwick, a Brooklyn, dove si trova la sede di Sure We Can, è un luogo alla moda, con le proprietà immobiliari salite alle stelle. Il proprietario del terreno dove sorge la struttura l’ha messo in vendita. Anche l’attività, purtroppo, è a rischio, perché in conflitto di interessi con la società privata incaricata della raccolta e del riciclo dei rifiuti, che guadagna soprattutto dalla vendita dei materiali come l’alluminio.

La città di New York, comunque, non è intenzionata a fermare il lavoro dei canners, che anzi è stato finora fondamentale per tenere le strade pulite dal 70% dei rifiuti. Lo Stato, inoltre, ci guadagna perché incassa l’80% del valore delle bottiglie non recuperate, mentre alle aziende produttrici di bevande resta il 20%.

Il lavoro dei canners è dunque ancora importante. L’altro punto a vantaggio della cooperativa Sure We Can è il database accurato dell’attività di raccolta dei rifiuti, in cui viene registrata ogni singola transazione, prendendo nota anche delle informazioni sulle quantità di rifiuti della comunità.