Rifiuti “d’oro”: un settore che vale 10 miliardi di euro  

Ma sono ancora lontani gli obiettivi indicati dall’Unione europea. Il Waste Strategy Annual Report 2017 fa il punto 

(Teleborsa) Un settore che cresce a velocità doppia rispetto al Pil, frenato però dalle normative che non aiutano la green economy. Insomma, più che rifiuti, chiamateli pure rifiuti d’oro. Cifre da record che sfiorano i 10 miliardi: in altre parole l’intero settore arriva a valere quanto la metà dell’attuale manovra finanziaria.

Ma qualcosa non torna: a finanziare il settore ancora soprattutto la tassa/tariffa riscossa dai Comuni o dalle aziende. E il sistema non è “environmental friendly”, cioè  non favorisce una corretta e sostenibile gestione dei rifiuti, pur costando non poco ai cittadini. Infatti la tariffa puntuale, che dovrebbe incentivare comportamenti virtuosi da parte dei cittadini nella raccolta differenziata, è ancora poco diffusa e pesa soltanto per il 3,3% sul totale delle entrate da tassa/tariffa. Anche l’ecotassa sulle discariche è molto più bassa che nel resto d’Europa (in totale, meno di 127 milioni di euro, per una media di 17 euro a tonnellata, a fronte di una media europea di circa 80) e solo una parte minima (18%) è riservata ad interventi in ambito ambientale. In altre parole, il sistema non spinge nella direzione dell’economia circolare, come richiesto dalla UE.
A fare la radiografia del comparto in vista dei nuovi obiettivi europei è il Waste Strategy Annual Report 2017, elaborato da Althesys e presentato a Roma nell’iniziativa “Rifiuti, una strategia nazionale verso il 2030”.
 “Il settore italiano della gestione dei rifiuti urbani sta attraversando una delicata fase di transizione, caratterizzata dalla crescita dei player industriali e dal persistere di criticità nel quadro normativo e di governance”, avverte Alessandro Marangoni di Althesys presentando il rapporto.
In ballo un obiettivo importantissimo:  far entrare l’Italia nell’era dell’economia circolare tracciata dal pacchetto di misure che la Commissione europea ha presentato nel dicembre 2015 per aumentare l’efficienza nell’uso della materia. Che tradotto in numeri significa circa 580mila posti di lavoro oltre che una bella fetta di Pil (7%).
ANCORA LONTANI GLI OBIETTIVI EUROPEI – “Per raggiungere gli obiettivi indicati dall’Unione europea”, aggiunge Marangoni, “bisogna superare una delicata fase di transizione nella gestione dei rifiuti urbani, caratterizzata dalla crescita dei player industriali e da criticità nel quadro della governance. Serve una maggiore unitarietà normativa a livello nazionale e un equilibrio tra regolazione e mercato in tutte le fasi della filiera, in particolare quelle del recupero dei materiali”.
 
Che aggiunge: “Serve una strategia che – oltre a prevedere stabilità  normativa, un’Autorità di regolazione indipendente e un adeguato piano infrastrutturale – richiede uno sforzo notevole su più  fronti: un forte aumento della quantità e qualità della raccolta differenziata e del riciclo, consistenti investimenti in nuova capacità di termovalorizzazione, di trattamento dell’organico e di valorizzazione delle matrici riciclabili. Il tutto favorendo l’industrializzazione del settore, agevolando i processi di aggregazione e creando le condizioni per finanziare gli investimenti”. 

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