Rientro capitali: accordo Roma-Berna, in arrivo 8 mld per Renzi

Annuncio atteso a giorni. Previsto un gettito di 8 miliardi di euro nel biennio

Il capitolo "coperture finanziarie per il Jobs Act", per le quali il premier Matteo Renzi è stato da più parti accusato di essere rimasto nel vago anche durante la conferenza stampa di presentazione, potrebbe arricchirsi di una cifra intorno agli 8 miliardi in un biennio: è quanto si calcola si potrebbe ottenere dal rientro di capitali dalla Svizzera, in seguito all’accordo sullo scambio di informazioni fiscali con la Confederazione Elvetica che Roma e Berna stanno per chiudere.
 
L’ACCELERAZIONE – Sembrano dunque risolti dunque i temi che erano ancora sul tavolo a metà febbraio: la questione del libero accesso al mercato italiano da parte delle banche svizzere, quella del regime fiscale dei lavoratori frontalieri e quella della cancellazione della Svizzera dalla “lista nera” italiana. La trattativa con la Svizzera era stata infatti già avviata dal governo Monti e portata avanti dal governo Letta (con particolare impegno da parte di Fabrizio Saccomanni), ed oggi Matteo Renzi si prepara a chiudere l’accordo e passare all’incasso. Il secondo atto di questo processo , ovviamente, è la presentazione di un nuovo decreto (o disegno di legge) sulla voluntary disclosure, ovvero sul rientro volontario dei capitali esportati illegalmente all’estero, visto che le norme volute da Enrico Letta sono state stralciate in commissione Finanze della Camera proprio questa settimana: i lavori procedevano infatti a rilento e il decreto – in cui hanno trovato posto anche aiuti alle zone terremotate – rischiava di non essere approvato entro la scadenza (il 28 marzo).
 
LA ‘VOLUNTARY DISCLOSURE’ – “Il testo sarà più o meno lo stesso – fanno sapere dal governo – nessun anonimato per gli evasori e nessun condono mascherato”. Le nuove norme, insomma, ricalcheranno quelle scritte da Fabrizio Saccomanni il 29 gennaio scorso: al contribuente che denuncia al fisco il denaro detenuto illegalmente all’estero viene cancellato l’eventuale reato di omessa o infedele dichiarazione e parte delle sanzioni (un quarto per la semplice regolarizzazione, la metà se i soldi rientrano nel nostro paese o in uno dell’Unione europea). Per altri comportamenti fraudolenti, invece, la pena dai 18 mesi ai 6 anni è ridotta fino alla metà. Ovviamente chi invece non collabora rischia di veder inasprite le sanzioni. “È evidente – dicono al Tesoro – che il decreto sulla voluntary disclosure senza l’accordo sulle informazioni con la Svizzera rischiava di non funzionare: ora quelli che hanno portato i soldi lì in nero sanno che possiamo trovarli e sono, diciamo, incentivati a collaborare col fisco”.
 
IL GETTITO – Come detto il premier punta molto sul gettito per aumentare le coperutre finanziarie dei primi provvedimenti sul lavoro, al momento legate proprio agli introiti della spending review di Carlo Cottarelli ed ai rientri di capitale dall’estero. Non è esattamente noto a quanto ammontino i depositi di denaro detenuti illegalmente all’estero da cittadini italiani, le varie stime li quotano tra i 150 e i 200 miliardi di euro (la maggior parte dei quali proprio in Svizzera). Il ministero dell’Economia, già ai tempi di Saccomanni, aveva stimato in 40 miliardi di euro i capitali destinati a emergere nell’arco di un anno e mezzo, che avrebbero garantito un gettito fiscale di almeno otto miliardi di euro. Si tratterebbe di ossigeno per le impegnative promesse di Renzi agli italiani.

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