Report: le divise delle forze dell’ordine sono prodotte in Romania

Secondo un'inchiesta della trasmissione televisiva Report, le aziende che producono le divise delle forze dell'ordine italiane delocalizzano in Romania

Secondo un’inchiesta condotta dalla trasmissione televisiva Report, le divise delle forze dell’ordine italiane vengono prodotte da aziende con sede in Italia, ma con gli stabilimenti veri e propri in Romania.

Lo spostamento della produzione verso Paesi che hanno un costo di manodopera inferiore riguarda, quindi, anche le divise indossate dalle nostre forze armate, sfoggiate in varie occasioni anche dal Ministro dell’Interno, Matteo Salvini.
Questo porta inevitabilmente a una chiusura degli stabilimenti italiani e una perdita di diversi posti di lavoro, oltre ad essere anche in contraddizione con la norma del Decreto Dignità secondo cui le imprese che ottengono un finanziamento pubblico dal Governo e poi delocalizzano la produzione hanno l’obbligo di restituire i soldi.

Nel caso delle divise non si tratta di finanziamenti ma di soldi spesi direttamente dalla Pubblica Amministrazione italiana. Solo lo scorso febbraio, Matteo Salvini aveva dichiarato che il Governo si sarebbe impegnato a  investire circa 100 milioni di euro nel prossimo triennio per nuove divise e accessori per almeno 30 mila donne e uomini delle Forze dell’Ordine, oltre agli stanziamenti del decreto sicurezza e della legge di bilancio per le Forze di Polizia e Vigili del Fuoco.

Questi soldi andranno a finanziare sempre le stesse 3 – 4 aziende italiane che producono in Romania o Moldavia. Secondo l’indagine condotta dalla trasmissione Report, in particolare la Lovers S.r.l. è un’azienda italiana che produce abbigliamento per le forze dell’ordine, con una sede in Italia che conta solo 16 dipendenti e circa 300 persone nello stabilimento a Falticeni, in Romania.

Secondo gli esperti si tratta di un modello sempre più diffuso di “mini multinazionale tascabile” con aziende che mantengono un piccolo corpo centrale in Italia e delocalizzano il resto della produzione in Paesi dove la manodopera costa meno. Alcune aziende scelgono di avere stabilimenti in Moldavia, quindi fuori dall’Unione Europea, per ridurre ancora i costi.

La ditta italiana Alfredo Grassi, secondo il calcolo sempre di Report, vende allo Stato divise che costerebbero 90 euro, per 163 euro con un rincaro dell’80% per ogni capo. Al Governo basterebbe quindi pagarle al prezzo di un normale cliente per comprarne quasi 2 al costo di una, risolvendo il problema delle divise senza investire neanche un euro in più.

La ditta si è difesa scrivendo alla trasmissione che non si tratta di delocalizzazione, ma di “investimenti esteri” che permettono di trasferire valori culturali ed etici in Romania e non licenziare i dipendenti italiani.  Nel frattempo però, taglia anche notevolmente i costi, dato che gli operai romeni prendono circa 290 euro e può approfittare delle vantaggiose imposte sulle società vigenti in quel Paese.

Questa problematica sarebbe, secondo le dichiarazioni del Ministro Salvini a Report, relativa ai bandi europei che regolano l’assegnazione degli appalti e spera che venga risolto per incentivare il Made in Italy. Se un produttore sposta gli stabilimenti in Moldavia (fuori dall’UE), lo dovrebbe dichiarare quando partecipa al bando, ma molto spesso questo non avviene.

Secondo le testimonianze raccolte da Report, gli stessi costi potrebbero essere garantiti anche dalle aziende italiane, ma spesso i bandi europei vengono vinti dalle solite 3-4 aziende che delocalizzano in Romania: una sorta di “cartello” dove è difficile inserirsi.

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