Renzi dimissionario, tre nomi per il nuovo governo

Già scattato il toto-nomi per il prossimo presidente del Consiglio

Sconfitto nel referendum sulla sua riforma costituzionale, Matteo Renzi è pronto a consegnare nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella le proprie dimissioni, e già si fanno le prime ipotesi sulla sua successione a Palazzo Chigi. Se un reincarico allo stesso Renzi, così come lo scioglimento delle Camere, sono ipotesi improbabili, un governo di scopo che concluda la legislatura e appronti una nuova legge elettorale a del voto è invece all’orizzonte.

Sarà dunque il presidente della Repubblica, considerato anche dall’opposizione un garante affidabile, a gestire la partita del ‘dopo’. A lui gli esponenti del centrodestra e i grillini hanno già fatto pervenire, attraverso le dichiarazioni alla stampa, l’auspicio di elezioni anticipate, magari dopo un breve periodo per fare la legge elettorale. Ma è ancora il Pd a detenere il gruppo parlamentare più nutrito e resta dunque il Partito democratico, di cui Renzi resta al momento segretario, lo snodo decisivo.

Presto per fare i nomi, ma le figure che vengono accreditate nei rumors sono il ministro Pier Carlo Padoan, che farebbe anche da garante per i mercati e per il nodo delle banche. Oppure una figura più politica, come Dario Franceschini, che ha un nutrito drappello di parlamentari Pd. L’alternativa è un governo ‘del presidente’, guidato da una figura istituzionale come il presidente del Senato Pietro Grasso.

Uno snodo importante per capire con quale proposta il Pd si presenterà al Quirinale è la riunione della direzione del Pd, convocata per martedì. Sarà quello il momento per capire come cambieranno gli equilibri interni al partito dopo la sconfitta referendaria. “La colpa è tutta di Renzi”, diceva più di un dirigente nella notte al Nazareno. “Ora non potrà più decidere da solo”, è la tesi non solo della minoranza Dem, che rivendica di aver rappresentato con il No una quota di elettori Pd, ma anche degli esponenti della maggioranza non di stretta fede renziana.

Secondo quanto si apprende, l’orientamento di Renzi non sarebbe di lasciare la guida del partito. Anzi, i suoi già spingono perché si ricandidi al congresso, che sarà convocato forse nella direzione di martedì, per poi presentarsi alle elezioni politiche. Ma le percentuali della sconfitta, che registrerebbe picchi tra i giovani e al Sud, osserva più d’uno, ‘ammaccano’ anche l’appeal del leader rottamatore.

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