Renzi dichiara guerra alle Regioni: meno poteri e meno stipendi

L'obiettivo del premier è dimezzarle e limare lo strapotere, le competenze e le finanze degli arroganti governatori

Dopo aver esultato per l’esito (per lui) positivo del referendum Renzi pensa già alla battaglia più importante, quella del referendum costituzionale, che oltre ad abolire il Senato avrà come obiettivo ancora una volta le Regioni, in particolare dovrà “limare lo strapotere, le competenze e le finanze degli arroganti governatori”.

Elimineremo “i troppi poteri delle Regioni” e “abbasseremo gli stipendi dei consiglieri regionali”, ha spiegato il premier al Tg1.

REGIONI – Già nel corso della conferenza stampa post referendum a Palazzo Chigi il premier si era scagliato contro l’inefficienza delle Regioni, puntando il dito contro quelle amministrazioni che “si sono disinteressate di depuratori e collettori”, contro i “presunti esperti da talk show che parlano tanto in tv e poi si dimenticano di promuovere la differenziata”, e contro chi discute di turismo balneare “senza poi preoccuparsi di offrire strutture adeguate”. E ha aggiunto che la prima preoccupazione delle Regioni dovrebbe essere “innanzitutto quella di ridurre le liste d’attesa nella sanità” e di dare “più attenzione” al trasporto pendolari.

AMBIENTE, SANITA’, TRASPORTI – Non è un caso se il premier ha scelto questi argomenti. Si tratta delle criticità più evidenti nella gestione di tante Regioni italiane. Sono le attività che costano di più e che spesso generano più insoddisfazione nei cittadini e maggiori sprechi. Gli stessi comparti che di qui all’autunno, quando la riforma costituzionale dovrebbe entrare in vigore, passeranno sotto lo Stato. Riscrivendo l’articolo 117 della Costituzione la riforma Boschi riporta infatti una ventina di materie sotto la competenza esclusiva del governo centrale. Tra queste: l’ambiente, la gestione di porti e aeroporti, i trasporti, produzione e distribuzione di energia (compresi elettrodotti, gasdotti e rigassificatori). In pratica tutti quei “colli di bottiglia” che fino ad ora hanno frenato il nostro sviluppo.

STOCCATA AI PRESIDENTI DI REGIONE – Sulle trivelle, Renzi si concede una stoccata ai presidenti di Regione: “Io sono convinto che la consultazione sia finita. Il popolo italiano ha parlato. Leggo che chi ha perso spiega che ha vinto” ma adesso è ora “di impegnarsi a tenere il mare pulito, magari occupandoci dei depuratori, cosa che dovrebbero fare le Regioni”.

DA 20 A 10 REGIONI – Una volta incassato il via libera alla riforma costituzionale toccherà al riordino delle Regioni. La conferma viene dal sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, renziano doc e vicepresidente dell’Anci. “Visto che con la riforma costituzionale vengono abolite le Province bisogna completare l’opera. Prima vogliamo mettere in ordine in casa nostra e per questo puntiamo a riordinare i Comuni, tutti, non solo quelli sotto i 5 mila abitanti, aggregandoli per funzioni omogenee. E poi bisogna ridurre il numero delle Regioni. È un processo inevitabile e su questo il governo è d’accordo”.
La proposta dell’Anci prevede di aggregare tra loro “le Regioni esistenti, senza spezzettarle, in modo da far loro acquisire massa tale da renderle più competitive in Europa”. L’idea è di passare dalle attuali 20 ad appena 10: un taglio secco.

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