Regioni e comuni, Moody’s declassa mezza Italia. Le agenzie di rating esagerano? Di’ la tua

Dopo la bacchettata all'Italia, ora Moody's ridimensiona anche molti enti locali. Ma tanti cominciano a ribellarsi allo strapotere delle agenzie di rating

Tempo di pagelle e quella dell’Italia non brilla. A rilasciarle sono le agenzie di rating, che stanno diventando sempre più gli arbitri dell’economia mondiale. Dopo quello Standard & Poor’s  e di Fitch a gennaio è arrivato anche il downgrade di Moody’s che ha abbassato di una tacca – da A2 ad A3 – la valutazione di affidabilità del nostro paese. E anche qui l’outlook (cioè la previsione) è negativo. E non solo: dopo lo Stato tocca agli enti locali. L’agenzia di rating abbassa i voti anche ad alcune regioni, province e comuni.

La valutazione a lungo termine di Moody’s scende di un livello per:

  la regione Lombardia e Liguria (A2), nonché Veneto, Toscana, Umbria e Sicilia (tutte A3):
  la provincia di Milano, Torino e Firenze (A3),
  il comune di Milano, Venezia e Siena (A3) e di Firenze (BAA1, più basso).

Perché un rating agli enti locali

Insomma, il rating imperversa. Ma perché anche gli enti locali hanno un voto di affidabilità? Diciamo subito che sono gli stessi enti che chiedono di esser valutati.  Il rating rappresenta per loro un “certificato di affidabilità“. Se l’ente decide di emettere delle obbligazioni per autofinanziarsi, diventa un indicatore della sua capacità di provvedere al pagamento degli interessi e al rimborso del capitale alla scadenza. Ma anche nel caso in cui l’ente non emetta obbligazioni il rating è usato come strumento di “autodiagnosi”, di marketing territoriale (per attrarre investimenti) e come elemento di forza (se il rating è positivo) per negoziare i mutui bancari.

Fermare lo strapotere delle agenzie?

Ma sono sempre di più le voci che esprimono perplessità o si ribellano all’invadenza delle agenzie di rating nell’economia. Ci si chiede se questi soggetti sono davvero dei giudici imparziali o se le loro valutazioni in realtà  “servono” gli interessi di alcuni potentati finanziari. Anche la politica si ribella. Secondo Cesare Damiano, capogruppo nella commissione Lavoro della Camera, “la politica europea deve respingere gli attacchi portati dalle agenzie di rating che hanno ormai lo scopo dichiarato di far saltare l’euro, indipendentemente dagli sforzi prodotti dai singoli governi. Insomma, dobbiamo ribellarci allo strapotere di queste agenzie”.

D’altronde le agenzie di rating hanno collezionato nel recente passato delle figuracce dando valutazioni che si sono rivelate clamorosamente errate. Due esempi per tutti: il voto positivo su Parmalat e Lehman Brothers. Un mese prima del fallimento. (A.D.M.)

Regioni e comuni, Moody’s declassa mezza Italia. Le agenzie di r...