Regioni alla sbarra: maggiori gli emolumenti, minore il rendimento

Un'analisi condotta da LaVoce.info fa emergere la relazione negativa tra stipendi e performance sul territorio. Il Lazio è in buona compagnia

Più guadagnano, peggio lavorano. A questa conclusione potrebbe condurre, in estrema (e grossolana) sintesi, la lettura dei grafici pubblicati da LaVoce.info, che incrociano i dati relativi agli emolumenti di governatori e consiglieri regionali con le performance economiche del territorio governato.

Lo scandalo della gestione dei fondi per i gruppi politici ha portato all’attenzione della cronaca il volume e la gestione delle spese in tutti gli enti locali. Considerando il problema su scala nazionale, Andrea Garnero realizza un’analisi dalla quale emerge una relazione negativa tra gli stipendi della politica locale e i risultati economici del territorio in termini di Pil pro capite, disoccupazione e occupazione.
Dallo studio, condotto per il secondo anno consecutivo, emerge un’anomalia tutta italiana, che perdura nel tempo: “tra le Regioni italiane non sussiste quella relazione positiva tra benessere economico dei cittadini e lo stipendio dei parlamentari che è presente tra i diversi paesi europei”.

Puglia e Sicilia, ad esempio, riservano ai propri i governatori le indennità nette più alte tra i 14mila e i 15mila euro (superate solo dal presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, che ha appena ricevuto un aumento in busta paga del 25 per cento), ma il Prodotto interno lordo delle due regioni meridionali rimane inchiodato ai valori più bassi del Paese.
Nell’ultimo anno, le ‘spese riservate’ del presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, sono aumentate del 150%.

Lazio, ma non solo
Le cene, i festini cafonal e tutte le ‘spese non giustificate’ del Lazio fanno scalpore, ma nella graduatoria dei costi per pagare le indennità ai consiglieri regionali, la regione oggi nell’occhio del ciclone figura ‘solo’ a metà classifica, con un peso di 422 euro calcolati ogni 100 abitanti. In vetta troviamo l’autonoma Val D’Aosta, il cui costo ammonta a 4.176 euro all’anno, seguita nell’ordine da altre ‘piccole’ enclavi alte spese pro-capite (la dimensione gioca a sfavore), quali Molise (1.689), Basilicata (1.248), Sardegna (1.210), Umbria (837) e Friuli Venezia Giulia (835). Virtuoso fanalino di coda è l’Emilia-Romagna, la cui spesa per le indennità dei 50 consiglieri incide per 162 euro ogni 100 abitanti.

In dieci anni le Regioni italiane hanno speso 89 miliardi di euro in più. Oltre la metà, circa 49 miliardi, sono stati assorbiti dalla sanità. La crescita complessiva della spesa è stata del 74,6% a fronte di un aumento dell’inflazione del 23,9%. Sono questi alcuni dei risultati emersi dall’analisi dei bilanci regionali condotta dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre che, in una fase in cui molte Amministrazioni sono finite nell’occhio del ciclone per aver compiuto delle spese “non giustificate”, ha voluto invece porre l’attenzione sull’importanza di questa istituzione, analizzandone l’andamento della spesa di ogni singola funzione.

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