Referendum costituzionale, ecco cosa cambia per le tasche degli italiani

Il Referendum costituzionale di domenica ha cambiato lo scenario economico e politico dell'Italia

Il Referendum costituzionale di domenica ha cambiato lo scenario economico e politico dell’Italia, con riflessi che potrebbero essere avvertibili sulla crescita economica, sul bilancio statale e sulla tenuta del settore bancario, in breve sui soldi degli italiani e sulle prospettive di reddito ed occupazione. Quali sono le maggiori implicazioni? La risposta a questa domanda è stata offerta dalle agenzie di rating (S&P, Fitch e DBRS), che per ora non si esprimono su un eventuale cambio del rating, preferendo aspettare per capire come evolverà la situazione.

CRESCITA E LAVORO
Un impatto di medio-lungo periodo potrebbe condizionare le prospettive di crescita e la ripresa del mercato del lavoro, che secondo gli esperti sarebbero legate alla possibilità di portare avanti le riforme avviate dal Governo Renzi, ora in potenziale stallo per effetto dell’incertezza politica che deriverà dalle sue dimissioni.  Gli effetti benefici di riforme quali il Jobs Act, il Piano industria 4.0 e la riforma della competitività rischiano di essere vanificate da una situazione di incertezza politica.

BILANCIO STATALE
Il Presidente Mattarella ha congelato le dimissioni di Renzi, per garantire che la Manovra venga approvata con rapidità (entro venerdì), ma l’UE ha già messo in guardia l’Italia su una potenziale bocciatura della Legge di bilancio. Questo veto implica la possibilità di inserire misure aggiuntive (e restrittive) che condizioneranno la portata espansiva della finanziaria ed avranno riflessi sulle tasche degli italiani. Ieri, Padoan non ha potuto neanche partecipare alla riunione dell’Eurogruppo a causa degli imprevisti impegni politici sul fronte interno (riunione d’urgenza del Consiglio dei Ministri).

BANCHE
Le agenzie di rating sono concordi nel ritenere che i maggiori riflessi della caduta del governo Renzi siano da ricollegare al travagliato settore bancario, assillato da un’enorme mole di crediti deteriorati (NPL) e dalla necessità di ripristinare livelli adeguati di capitalizzazione. Le situazioni più a rischio sarebbero gli aumenti di capitale di MPS e di Unicredit, oltre alle banche più piccole che hanno tentato un percorso di risanamento ed avviato un’iter di aggregazione.

Frattanto, i mercati hanno dato prova di una grandissima tenuta, contenendo la reazione sull’esito del referendum, anche se lo Spread resta volatile e soggetto a possibili spinte al rialzo ad ogni “segnale” di incertezza politica, soprattutto se la strada fosse quella delle elezioni immediate. Un ampliamento dello Spread porterebbe alle ben note conseguenze in termini di rendimenti dei titoli di stato, con implicazioni sul risparmio delle famiglie.

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