Referendum, c’è la data. In rete per ora prevale il No

Si vota il prossimo 4 dicembre, critiche dalle opposizioni

Il Consiglio dei ministri ha approvato la data del referendum costituzionale. Il giorno prescelto, proposto dal premier Renzi e su cui il governo ha dato il suo via libera, è domenica 4 dicembre.

“Si vota il 4 dicembre. Per cambiare la Costituzione, per cambiare il Paese #bastaunsi #referendum”, scrive su Twitter Ettore Rosato, capogruppo Pd alla Camera.

“Il capo ha deciso 4 dicembre. Se poteva portava referendum a Natale. Ma due mesi in più di propaganda non cambiano esito. Tanto vince il No”, così Arturo Scotto, deputato capogruppo di Sinistra italiana, gruppo che contestava da giorni la data di dicembre perchè ridurrebbe l’affluenza e farebbe recuperare gli avversari del Sì.

L’attenzione si sposta dunque sulla campagna referendaria, sui sondaggi e sulle tendenze rilevate dagli istituti di ricerca. E per quanto concerne l’attenzione sul web, al momento il No batte il Sì. È quanto emerge dallo studio di BEM Research, Riforma Costituzionale: l’opinione del web, che confronta l’andamento online di due opposte chiavi di ricerca: “referendum costituzionale si” e “referendum costituzionale no”. Secondo gli analisti di BEM Research, analizzando i dati di Google Trends degli ultimi tre mesi, risulta essere maggiore l’interesse degli italiani per il ‘no’; il ‘sì’ al referendum costituzionale viene battuto 51,9% contro il 48,8%.

“Confrontare il comportamento del pubblico sul web può essere un indicatore utile dell’esito delle competizioni elettorali– spiega Mariachiara Marsella, Web marketing manager di BEM Research – Nei tre mesi precedenti la Brexit, ad esempio, l’interesse online per il Leave era superiore al Remain in percentuali molto simili a quelle che si sono poi ritrovate nelle urne. Questa tendenza – spiega Marsella – può essere spiegata con il bias di conferma, o pregiudizio di conferma: un fenomeno cognitivo che porta le persone a cercare informazioni che possano convalidare le loro convinzioni”.

L’andamento dell’interesse sul web, del resto, rispecchia l’esito dei recenti sondaggi demoscopici relativi al referendum che si terrà in autunno. Le regioni maggiormente propense a votare “no” sono Abruzzo, Emilia-Romagna, Toscana, Calabria, Lombardia e Liguria; contro Marche, Sicilia, Campania, Piemonte, Lazio, Puglia e Veneto che sembrano sostenere le tesi a favore della Riforma Boschi.

“Analizzando i dati raccolti da Google Trends è possibile avere delle indicazioni su come l’instabilità politica legata all’esito referendario possa influenzare negativamente il giudizio dei mercati finanziari sull’Italia– spiega Carlo Milani, direttore di BEM Research – Incrociando l’andamento dell’interesse verso la Riforma costituzionale negli ultimi tre mesi con fattori di turbolenza finanziaria, come lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi e la volatilità della Borsa, si riscontra come al crescere dell’interesse per il ‘sì’ lo spread tenda a diminuire e la volatilità di Borsa a contenersi. Viceversa, una maggiore propensione al ‘no’ spinge a un aumento dello spread e della volatilità”, conclude Milani.

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