Redditometro e pignoramenti, niente regole “spietate”. Il fisco cerca di rassicurare i contribuenti

Equitalia e Agenzia delle Entrate fanno la "faccia buona": limiti al prelievo forzoso in banca e redditometro solo per l'evasione spudorata. Ma la macchina dei controlli non si ferma

Niente pignoramenti selvaggi né redditometro indiscriminato. Gli strumenti di controllo e coercizione contro l’evasione fiscale non saranno una mannaia per il contribuente. Questo almeno nelle dichiarazioni che Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, da una parte, ed Equitalia, dall’altra, hanno rilasciato dopo gli allarmi degli ultimi giorni sul potere "illimitato" della stessa Equitalia nella riscossione forzata dei debiti fiscali e sull’uso poliziesco del nuovo strumento di accertamento – il redditometro, appunto – che debutterà a maggio in versione semplificata.

Con la crisi economica che pesa sempre di più sulle famiglie, insomma, il fisco prova a mostrare la sua faccia più buona. E lo fa cercando di "riabilitare" due degli strumenti più temuti e odiati.

Pignoramento: stop al prelievo in banca senza regole

La prima retromarcia viene dall’agenzia di riscossione. Con una sua circolare interna destinata alle varie sedi sul territorio, Equitalia ha stabilito che le procedure di prelievo forzoso dal conto corrente del debitore, "saranno attivabili solo dopo che sia stato effettuato il pignoramento presso il datore di lavoro e/o l’ente pensionistico". Inoltre viene ribadito il limite di stipendio "pari o superiore a 5 mila euro mensili" sotto il quale il prelievo non è possibile.

Con questo Equitalia tenta di tranquillizzare i contribuenti colmando un vuoto legislativo che avrebbe reso possibile il prelievo oltre un quinto dello stipendio o della pensione nel momento in cui la somma viene versata sul conto bancario – obbligatorio per gli importi superiori ai 1.000 euro.

Il redditometro non si tocca ma serve solo per i casi estremi

Sull’altro versante, l’Agenzia delle Entrate scende in campo per difendere il redditometro garantendo al tempo stesso che verrà usato "soltanto nel caso di evasione spudorata". Secondo Befera colpirà "coloro che hanno un reddito consumato elevatissimo a fronte di una dichiarazione redditi esigua".

A fronte di questa rassicurazione, però, l’Agenzia difende lo strumento di accertamento dalle critiche e dalle censure che sono arrivate anche dai giudici tributari. Una recentissima sentenza della Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia (n. 74.02.13 del 18 aprile 2013) ha contestato la legittimità del redditometro sotto due aspetti:
1) il reddito di riferimento: il contribuente potrebbe chiedere l’applicazione del redditometro agli anni precedenti al 2009 – il primo preso in considerazione dal decreto di attuazione – se più favorevoli per lui;

2) la tutela della privacy: il controllo su tutte le spese effettuate sarebbe un un’indebita ingerenza nella vita privata del contribuente.

Ma l’Agenzia ha ribattuto prontamente che 1) il redditometro non può essere applicato retroattivamente e 2) "per il trattamento dei dati sensibili, le pubbliche amministrazioni non sono tenute a richiedere il consenso dell’interessato quando una norma di legge autorizzi e specifichi i dati che possono essere trattati, le operazioni eseguibili e le rilevanti finalità di interesse pubblico". Si apre, come prevedibile, una lunga stagione di contenzioso fiscale. (A.D.M.)

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