Reddito di cittadinanza o reddito minimo garantito? Di cosa parliamo quando parliamo di sussidi

Elettori sedotti e confusi dalle tante promesse di redditi 'garantiti'. Le misure proposte: definizioni, vantaggi e problematiche

Reddito di cittadinanza e reddito minimo garantito sono diventati due espressioni chiave delle discussioni sulle strategie di welfare, presenti nei programmi delle diverse forze politiche presentatesi alle ultime elezioni.
Ma regna ancora molta confusione sulle caratteristiche e le criticità delle due proposte concepite per contrastare la povertà. Di cosa parliamo quando parliamo Reddito di cittadinanza e di Reddito minimo garantito?
Un articolo di Tito Boeri e Roberto Perotti, su LaVoce.info, fa chiarezza sul significato dei termini e apre una riflessione sulla possibile applicazione di tali misure.

REDDITO DI CITTADINANZA
Si tratta di "un programma di contrasto alla povertà di tipo universalistico in cui la concessione del sussidio non è subordinata a un accertamento delle condizioni economiche e patrimoniali dell’individuo". Un trasferimento mensile elargito a pioggia, garantito a ogni individuo (che ci si chiami Rossi o Ferrero) indipendentemente dal reddito e dalla situazione lavorativa. Va precisato che il RdC offre ad ogni cittadino lo stesso assegno, ma lo finanzia chiedendo di più a quanti di più possiedono (tassa per contributi sociali sul reddito da capitale).
A differenza dei sussidi di disoccupazione il Reddito minimo garantito presenta i vantaggi di non influenzare la decisione di lavorare di chi ne beneficia e di non incoraggiare il lavoro nero. Ma i costi di un simile programma sono altissimi: "Si consideri un  reddito di cittadinanza che garantisca a ogni individuo un trasferimento mensile di 500 euro al mese (un importo chiaramente prudenziale); si supponga che venga corrisposto ai circa  50 milioni di individui con più di 18 anni. Il totale della spesa per  questo programma sarebbe di 300 miliardi di euro, quasi il 20 per cento del Pil".
 

A testimonianza della confusione che regna sul tema si ricorda che il Reddito di cittadinanza è uno dei 20 punti programmatici proposti dal Movimento 5 Stelle. Nel sondaggio lanciato sul sito di Beppe Grillo, che chiedeva di scegliere i cinque punti ritenuti più importanti per lo sviluppo dello stato sociale, l’introduzione in Italia del Reddito di cittadinanza ottiene il quarto posto.
Tuttavia, l’ipotesi di RdC secondo Grillo dovrebbe coinvolgere in Italia solo i cittadini inattivi e disoccupati, ai quali lo Stato dovrebbe corrispondere un reddito oscillante tra gli 800 e i 1000 euro al mese. Si tratterebbe pertanto di un sussidio condizionato, che seleziona una fetta di popolazione in base a determinati requisiti e pertanto una misura più correttamente ascrivibile al concetto di Reddito minimo garantito.
 

REDDITO MINIMO GARANTITO
Sempre nella definizione data dai due economisti su Lavoce.info "Il reddito minimo garantito (Rmg) è un programma universale e selettivo al tempo stesso, nel senso che è basato su regole uguali per tutti (non limitato ad alcune categorie di lavoratori come nella tradizione italiana), che subordinano la concessione del sussidio ad accertamenti su reddito e patrimonio di chi lo domanda".
Dal Pd alla Lega, il Reddito minimo garantito è presente, con pesi e sfumature diverse ma in modo comunque ugualmente vago, nei programmi di diversi partiti. Ed è una misura oggi esistente, pur in forme molto diverse, in tutti i paesi dell’Unione Europea a 15 (anche se in Italia la spesa per la protezione sociale – che comprende assegni familiari, pensioni di inabilità, indennità di accompagnamento… – non è inferiore alla media degli altri paesi Ue).

Il reddito minimo garantito presenta il vantaggio di essere meno oneroso del RdC, anche perché andrebbe a incorporare altri strumenti di lotta alla povertà e sussidi. Tuttavia, oltre ai fondi da reperire non va sottovalutato l’onere amministrativo che la sua introduzione comporterebbe, per fare in modo che gli aiuti fossero diretti a chi realmente ne ha bisogno.

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