Reddito di cittadinanza alla livornese: 500 euro al mese

Partita la sperimentazione sulla proposta-feticcio del M5S. Critica l'opposizione

Dopo le polemiche relative alla gestione dei rifiuti e l’avviso di garanzia al sindaco Nogarin, il Movimento 5 Stelle prova a rilanciarsi nella città di Livorno mettendo sul tavolo una delle proposte che fin dall’inizio caratterizzano il movimento fondato da Beppe Grillo: il reddito di cittadinanza. Si tratta di un assegno di 500 euro mensili a favore di chi ne ha i requisiti. Per ora sura è in fase di sperimentazione, ma si punta a renderla quanto prima strutturale.

REQUISITI – Al momento, per la fase sperimentale della durata di sei mesi, il Comune di Livorno ha stanziato 300mila euro. Le domande pervenute al Comune sono state 997, di cui 73 respinte per mancanza di requisiti. “Purtroppo bisogna fare i conti con i furbetti”, ammette il sindaco. Tra i requisiti si richiede residenza nel Comune da almeno cinque anni, disoccupazione e iscrizione al centro per l’impiego, reddito familiare non superiore ai 6530 euro. In cambio dei 500 euro mensili, il Comune ha invitato a svolgere lavori socialmente utili. La risposta finora è stata sopra le aspettative.

OPPOSIZIONI DURE – “La platea si allargherà – rilancia il sindaco – l’ambizione è di estendere il reddito di cittadinanza a duemila persone entro fine mandato, sperando che nel mentre qualcuno trovi lavoro e non ne abbia più bisogno. Se un livornese non ha da mangiare, io devo aiutarlo. Altrimenti non potrei più guardami allo specchio”. Le poosizioni, però, non gli risparmiano critiche: per Pietro Caruso, capogruppo Pd in Comune, “è una presa in giro, il contributo è inferiore a quanto veniva erogato con le social card a un numero di famiglie ben maggiore”. Anche secondo Marco Valiani, consigliere comunale espulso dal Movimento, il sussidio “è solo uno spot elettorale”.

TESTIMONIANZE – L’inviato a Livorno de La Stampa, Gabriele Martini, ha raccolto in proposito le testimonianze di chi ha avuto l’assegno: “Ero artigiano edile. Avevo tre dipendenti, era stimolante – dice Tito Saccomanni -. Poi è cambiato tutto: le regole, il mercato, l’Italia. La crisi picchiava duro. Io lottavo e aspettavo che passasse, ma non finiva mai. Ho perso tutto. Nel 2010 mi sono arreso e ho chiuso”. Due mesi fa ha ricevuto una telefonata che lo informava di essere tra i beneficiari del reddito di cittadinanza. “Nei primi giorni è stata dura. La verità è che mi vergognavo. Nella mia vita precedente uscivo di casa per andare a faticare, non per chiedere l’elemosina al Comune. Ma quei soldi fanno comodo, mi hanno ridato la dignità di essere cittadino”. Cinzia Caponera, 41 anni, disoccupata: “Tiriamo avanti con i lavoretti saltuari di mio marito. Ricevere quei 500 euro è stata una gioia. Dopo due giorni li avevamo già finiti, ma almeno abbiamo potuto pagare qualche debito”.

SOSTENIBILITA’ – Sia il governatore della Banca d’Italia Visco, sia il ministro del Tesoro Padoan hanno spesso ripetuto come l’ipotesi di un reddito di cittadinanza in Italia sia semplicemente insostenibile per i conti pubblici. Si vedrà come i diversi Comuni affronteranno la questione a livello locale. Per quanto riguarda il quadro nazionale, i pentastellati hanno da tempo presentato in parlamento una proposta di legge prevedendone le coperture finanziarie.

Leggi anche:
Reddito di cittadinanza: così funziona in Europa
Canada, il reddito minimo garantito per tutti diventa realtà
Arriva il reddito minimo di felicità. L’idea è di una ragazza di 25 anni
Napoli: De Magistris approva il reddito minimo di cittadinanza

Reddito di cittadinanza alla livornese: 500 euro al mese