Recovery, “mina” Finlandia: risorse (ancora) a rischio stop

Ecco perchè uno dei Paesi del cosiddetto "blocco dei frugali" rischia di far slittare nuovamente i tempi.

Non c’è pace per il Next Generation EUil pacchetto mostre da 750 miliardi di euro che Bruxelles ha messo sul piatto per dare ossigeno alle economie fiaccate dalla pandemia.

Come ormai noto ai più, lo step necessario alla partenza ufficiale passa per il completamento del processo di ratifica delle risorse proprie da parte degli stati membri – atteso per la fine di giugno – senza il quale la Commissione non potrà iniziare a raccogliere sul mercato i 750 miliardi da distribuire poi ai 27 sotto forma di contributi a fondo perduto e prestiti.

 

(Ancora) rischio stop

Ma la strada continua ad essere in salita. Neanche il tempo, infatti, di tirare un sospiro di sollievo che sulla strada sempre in salita del maxi tesoretto si presenta un altro ostacolo pronto a rallentarne la corsa che, appunto, in questi mesi ha subito più di qualche stop.

Qualche settimana fa era toccato proprio alla Germania della Cancelliera Merkel vestire i panni della possibile guastafeste. Per fortuna tutto si è risolto.

La notizia decisamente buona è che nei giorni scorsi,  la Corte costituzionale tedesca ha respinto il ricorso contro il piano europeo di ripresa. La Corte di Karlsruhe a fine marzo aveva accolto l’esame del ricorso, presentato dal fondatore dell’Afd, Bernd Lucke,  che di fatto aveva impedito al Presidente della Repubblica federale di ratificare la legge votata a larghissima maggioranza da Bundestag e Consiglio delle regioni.

 

Mina Finlandia

Adesso però è già tempo di una nuova minaccia che viene da uno dei Paesi parte del cosiddetto “blocco dei frugali”, la Finlandia che  martedì 27 aprile ha stabilito che per la ratifica serve una maggioranza qualificata dei due terzi sui 200 seggi del Parlamento: secondo la Commissione costituzionale dell’Eduskunta, non basta la maggioranza semplice,  visto che Next generation Eu rappresenta un nuovo trasferimento di poteri all’UE. I numeri però sono decisamente stretti e servirà l’appoggio di alcuni deputati dell’opposizione. Per non contare che nel Paese guidato dalla 35enne Sanna Marin tira una brutta aria visto che si continua a discutere sulla Legge di Bilancio senza trovare la quadra, situazione questa che mette a rischio la tenuta del Governo, attraversato da una pericolosa crisi interna. 

 

Recovery italiano vede il traguardo

Pronto, intanto, a tagliare il traguardo il Recovery italiano presentato come “sfida epocale” che intende “riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica, contribuire a risolvere le debolezze strutturali dell’economia italiana, e accompagnare il Paese su un percorso di transizione ecologica e ambientale”.

  • Nel dettaglio, la prima missione, “Digitalizzazione,Innovazione, Competitività, Cultura”, stanzia complessivamente 49,2 miliardi – di cui 40,7 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 8,5 miliardi dal Fondo.
  • La missione “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica”, mette sul piatto complessivamente 68,6 miliardi -di cui 59,3 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 9,3 miliardi dal Fondo
  • Per la terza “Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile“, 31,4 miliardi – di cui 25,1 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 6,3 miliardi dal Fondo
  • La quarta missione del Pnrr, “Istruzione e Ricerca”, stanzia complessivamente 31,9 miliardi di euro – di cui 30,9 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 1 miliardo dal Fondo
  • 22,4 miliardi – di cui 19,8 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 2,6 miliardi dal Fondo per la quinta missione,  “Inclusione e Coesione”. Infine, 18,5 miliardi, di cui 15,6 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 2,9 miliardi dal Fondo per la sesta e ultima missione “Salute”.

QUALE IMPATTO SULLA CRESCITA? – Il Pnrr contribuisce a ridurre il divario tra il Mezzogiorno e il resto del Paese. L’impatto complessivo del Pnrr sul PIL nazionale fino al 2026 è stimato in circa 16 punti percentuali. Per il Sud, l’impatto previsto è di circa 24 punti percentuali”

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