Recovery Fund: Conte chiede intesa entro luglio, ma è ancora scontro

Al Consiglio Europeo, i "rigoristi" hanno ribadito la propria opposizione a diversi punti del piano della Commissione Ue, e allontanano la prospettiva di un'intesa entro l'estate

Il bilancio della cancelliera tedesca Angela Merkel è che, sul tavolo, sono stati messi “aspetti positivi e punti critici”: di certo, dell’ultimo Consiglio europeo non si può dire che sia stato risolutivo. Il vertice, tenutosi in videoconferenza, in cui i leader europei hanno discusso del piano Ue per la ripresa post-Covid ha messo in luce, ancora una volta, sostanziali differenze di approccio tra i Paesi rigoristi e quelli che, come l’Italia, vorrebbero un intervento decisivo per stimolare le economie più in difficoltà.

Accordo entro luglio?

Così, nonostante la presidente della Commissione Ue Von Der Leyen si sia fatta portavoce di una volontà comune di trovare l’intesa prima di agosto, le rigidità deli Stati del Nord restano e sembrano allontanare la prospettiva di un accordo. Secondo la premier finlandese Sanna Marin, la proposta della Commissione è “inaccettabile”, mentre il premier olandese Mark Rutte ha dichiarato di non essere certo che “chiuderemo la discussione entro la pausa estiva”.

Le richieste di Conte

Dal canto suo, il premier italiano Giuseppe Conte è convinto che la risposta europea debba “essere all’altezza della sfida” e basata su una “decisione politica ambiziosa”. E la prospettiva che l’ammontare dei 750 miliardi proposti dalla Commissione, tra prestiti (250 miliardi) e sovvenzioni (500 miliardi), finisca per abbassarsi sarebbe, per il Presidente del Consiglio, “un grave errore”.

L’Italia chiede anche di rispettare la deadline di fine luglio per il raggiungimento di un accordo, posizione condivisa dalla Spagna di Pedro Sanchez, ma anche da Parigi e Berlino. Proprio per questo, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha annunciato la convocazione per metà luglio di un altro summit, verosimilmente in presenza a Bruxelles, per arrivare all’accordo finale. Altra richiesta di Conte, che Recovery Fund e bilancio Ue vengano considerati “un unico pacchetto indivisibile”. Il nostro Paese avrebbe parecchio da perdere dalla trattativa, visto che l’Italia, con i 172 miliardi assegnati dal piano dalla Commissione Ue sarebbe il primo e principale beneficiario del Fondo per la Ripresa.

La posizione del Nord Europa

Le incomprensioni tra i Paesi europei riguardano diversi punti della trattativa: dall’ammontare complessivo degli aiuti alla dimensione di prestiti e sussidi, fino alle condizionalità a cui l’erogazione delle tranche saranno legate. Finlandia, Austria, Olanda, Danimarca e Svezia, si legge in una nota di Helsinki, hanno in particolare evidenziato uno squilibrio tra sovvenzioni e prestiti. Secondo il premier svedese Stefan Lofven, il Recovery Plan dovrebbe “essere basato sui prestiti e non su sovvenzioni” e le posizioni in seno al Consiglio “sono ancora abbastanza lontane”.

“Personalmente”, ha spiegato il premier olandese Mark Rutte, “ho detto che i Paesi che useranno il Recovery Fund dovranno mettere la loro casa in ordine, per non doverlo usare di nuovo”. A ciò si aggiunge poi il dibattito sul bilancio Ue: i Paesi del Nord, infatti, non vogliono aumentare il loro contributo né rinunciare agli sconti (i “rebate”) di cui beneficiano, che sarebbe invece l’unica condizione, ha chiarito Conte, per permettere all’Italia di cercare un compromesso con i rigoristi.

Sassoli “difende” il piano della Commissione

Il piano da 750 miliardi della Commissione Ue è stato difeso dal presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, che, in apertura del vertice, ha chiarito: “È una proposta ambiziosa che per noi rappresenta la base minima di partenza. Non accetteremo nessun passo indietro“. Secondo Sassoli, inoltre, “intervenire solo con prestiti avrebbe conseguenze asimmetriche sul debito dei singoli Stati membri e sarebbe più costoso per l’Unione nel suo insieme”.

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