Recovery Fund, Tria: “Frugali veri sovranisti ma Italia fornisce loro alibi”

L'ex ministro dell'Economia e delle Finanze analizza il momento critico che sta vivendo l'Unione Europea, senza perdere l'ottimismo

La crisi che l’Unione Europea sta vivendo nelle ultime settimane sta vivendo una fase acuta nelle ultime ore, dopo che a Bruxelles i negoziati sul Recovery Fund sembrano essere destinati a fallire. Lo scontro tra i Paesi del Sud, capeggiati da Francia, Italia e Spagna e appoggiati dalla Germania, e i “frugali” guidati dai Paesi Bassi del premier Rutte, è sempre più forte e la stabilità dell’Unione ne risente.

Sull’argomento è intervenuto, con un’intervista sull’Avvenire, anche Giovanni Tria, ex ministro dell’Economia del governo M5s-Lega, che stigmatizza sia la posizione olandese sia quella italiana. “L’Olanda in questi negoziati ha la consuetudine di indicare il caso dell’Italia che non è affidabile, per contrastare nei fatti il processo di integrazione. Ho sempre pensato che questi Paesi, contrari all’integrazione, siano i veri sovranisti. Se poi qualcuno in Italia dice che useremo il Recovery Fund per abbassare le tasse non fa altro che fornire loro pretesti perfetti”.

Tria: i “frugali” appigliati a semplici pretesti

Per Tria al centro della questione vi è “il contrasto tradizionale che vede l’Olanda e altri Paesi fermi sulla posizione di non voler procedere nell’integrazione” rimanendo “ancorati a un modello intergovernativo”. Uno scenario nel quale per tali Paesi quella sul Recovery Fund “è solo un’operazione d’emergenza”. Sull’altro fronte – sottolinea l’ex ministro – “Italia e Francia spingono sul cosiddetto metodo comunitario, con più spazio per la Commissione e, quindi, più spazio alla politica”.

Quelli manifestati dai Paesi cosiddetti “frugali” – secondo il professore – sono solo pretesti. “Così come è un pretesto – spiega ad Avvenire – Quota 100, che finisce nel 2021 e incide in parte ridotta sul bilancio generale, e lo sarebbe anche il Bonus Renzi o qualsiasi altra misura economica nazionale”.

Verso una vera integrazione Comunitaria

Tria, tuttavia, si mostra ottimista. “Il negoziato è complesso ma le condizioni sono buone per l’Italia. Intanto tutte le regole europee sono state sospese. In secondo luogo c’è stata una svolta in senso espansivo della politica fiscale tedesca: Berlino sa che il surplus commerciale non basta più, serve l’Europa intesa non solo come mercato di sbocco ma anche come catene produttive integrate“. Insomma la Germania, per l’ex ministro – “si è convinta a fare la nuova Europa che non è l’Europa dei trasferimenti ma quella delle politiche comuni”. Date queste premesse – sentenzia Tria – “l’accordo si farà”.

Il punto per l’ex ministro non è rappresentato da “50 miliardi in più o in meno nell’ammontare complessivo”. Tra i nodi tecnici ancora aperti l’ex ministro evidenzia “la questione della governance, del controllo nell’utilizzo dei fondi”. È pertanto ovvio – spiega il professore – “che ci siano controlli e condizionalità stringenti sulle riforme. Così come è lecito verificare che i soldi vengano messi in progetti coerenti con le nuove politiche comunitarie, transizione ecologica in primis”. Da questo punto di vista, secondo Tria, “rispetto al Recovery Fund, il Mes ha meno condizionalità“.

La proposta olandese non mi pare legittima e Conte fa bene a difendere la centralità della Commissione – ha affermato Tria –. Ma sono certo che troveranno un equilibrio soddisfacente. L’intesa – ha concluso – la vogliono tutti, in primis Germania e Francia”.

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