Recovery Fund, strappo al Consiglio UE: muro dei rigoristi

Tutto rimandato a luglio, in presenza. Conte: "Pacchetto UE bilanciato, inaccettabile toccarlo"

Sul Recovery Fund l’Europa fa il passo del gambero: un passo avanti e due indietro.  Nel vertice di ieri  in videoconferenza non è arrivata la fumata bianca ma ci si è limitati a definire il perimetro di consensi (pochi) e delle divergenze (tante).

“Adesso comincia il negoziato” sul Recovery Plan da 750 miliardi agganciato al Bilancio Ue 2021-2027 da 1.100 miliardi. Queste le parole del Presidente del Consiglio europeo Charles Michel al termine del summit tra Capi di Stato e di Governo dell’Ue annunciando che a metà luglio ci sarà un nuovo vertice, stavolta fisico. . Tradotto politicamente vuol dire che non è stato fatto nessun passo avanti.

“Sul Recovery Fund e il bilancio c’è un consenso emergente ma allo stesso tempo non dobbiamo sottostimare le differenze di visione sui diversi punti”, ha ammesso Michel il quale non ha nascosto che tra i punti fonte di discussione ci sono ammontare complessivo di bilancio Ue e Recovery, sconti, proporzione di prestiti e sovvenzioni, condizionalità e criteri di distribuzione. Insomma, c’è da trovare la quadra pressoché su tutto. O quasi.

RIGORISTI FANNO MURO – Il fronte dei rigoristi, infatti, continua far proseliti con la Finlandia che si unisce al coro dei Paesi che definiscono “inaccettabile” la proposta della Commissione Europea “nella sua versione attuale”. Ma il Presidente del Consiglio, parlando di pacchetto “ben bilanciato tra sussidi e prestiti”, non arretra e si dice convinto che “avremo un progetto di Recovery Fund che si collegherà al quadro finanziario pluriennale. Vincerà l’Europa, perché avrà confezionato una risposta coerente e coordinata, all’altezza di questa recessione”.

CONTE NON ARRETRA E SPERA – Parlando della possibilità per l’Italia di porre il veto al bilancio UE se non otterrà quanto chiede sul Recovery Fund, Conte chiude: ” “Non voglio nemmeno considerare un’eventualità del genere precisando che “la linea rossa” dell’Italia “è che la proposta della Commissione sia ambiziosa, scendere al di sotto di quel livello non è accettabile.

MA TIRA UNA BRUTTA ARIA – I segnali sono tutt’altro che incoraggianti. Se pure il Recovery Fund dovesse ricevere il semaforo verde (e resta l’incognita “tempo”), non è da escludere che l’Italia si dovrà accontentare di una fetta decisamente più piccola. Il volume – ad oggi 750 miliardi di cui 500 a fondo perduto e 250 in prestiti – potrebbe scendere insieme alla quota che ci spetta (fino ad oggi si è ipotizzato 80 di sussidi e 90 sotto forma di prestiti).  Senza contare la battaglia già iniziata per modificare i criteri di distribuzione dei fondi.

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