Recovery Fund, stilettata Lagarde: “Bene, ma si poteva fare meglio”

La Presidente della BCE saluta comunque con favore l'intesa ma non risparmia una frase (poco) sibillina che non farà piacere ai leader europei

L’alunno  si applica ma potrebbe fare di più. Se l’Europa fosse uno studente questo sarebbe il giudizio della “maestra” Christine Lagarde, Presidente della BCE.

Sia chiaro, l’accordo raggiunto al termine del Consiglio UE più lungo della storia è “importante” e i leader europei sono promossi. Con una piccola riserva. 

Un piano sicuramente ambizioso che “avrebbe potuto essere migliore”. Queste le parole pronunciate da Lagarde durante un webinar organizzato dal Washington Post che saluta comunque con soddisfazione l’intesa raggiunta a Bruxelles che mantiene una “ragionevole” proporzione tra prestiti e sussidi, maggiori tuttavia nella precedente formulazione.

‘L’accordo è importante – ha detto – perchè per la prima volta, sebbene su base temporanea e per gestire una fase di emergenza, i 27 stati membri della UE hanno deciso di raccogliere finanziamenti in modo congiunto per supportare i Paesi più colpiti dalla crisi’.

Se nella prima versione sulla quale aveva alzato il velo la Presidente della Commissione von der Leyen i sussidi erano decisamente più generosi (500 milioni di euro) rispetto ai prestiti, nella proposta finale, su spinta del blocco dei frugali capeggiati dal falco Rutte che non ha arretrato, la coperta si è decisamente accorciata. Comunque, un buon risultato.

“Riguardo al Recovery Fund – le indicazioni iniziali era che si potesse arrivare a una composizione per due terzi di finanziamenti a fondo perduto e un terzo prestiti – ha detto Lagarde – a favore dei Paesi più colpiti come Italia, Spagna, Grecia, Portogallo ma anche Polonia ma alla fine si è trovato un buon equilibrio”.

LAGARDE E IL CAMBIO DI PASSO – Una frase sibillina che di sicuro non farà piacere alla “collega” von der Leyen. Certo è che la francese è forte di un intervento massiccio da parte dell’istituzione di cui è a capo. Superata la timidezza iniziale, infatti, lo scorso marzo la BCE a guida Lagarde ha messo il turbo, cambiando passo e lanciando un nuovo programma di acquisti di titoli mirato proprio alla crisi derivante dall’epidemia, il PEPP.  successivamente “ricaricato” dopo poche settimane ad un ammontare totale di 1.350 miliardi di euro, che dovrebbero bastare, teoricamente, fino a metà 2021.

Dopo aver messo mano al bazooka, adesso la Banca Centrale ha momentaneamente scelto la linea attendista. Come da pronostico, dopo le massicce misure messe in campo contro la crisi pandemica, nei giorni scorsi  il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere la linea attuale confermando a 1.350 miliardi di euro l’ammontare del nuovo programma di acquisti di titoli varato nel marzo scorso (con 750 miliardi di euro) e poi potenziato (a giugno, con altri 600 miliardi) in risposta alla pandemia di Covid. Tradotto: la strategia è restare alla finestra pronta ad ulteriori aggiustamenti in corsa , se necessario. 

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