Recovery Fund sarà “rigorista”: soldi a tranche in cambio di riforme

Iniezioni di danaro sospese se non si centrano gli obiettivi: per molti, tanto rumore per nulla con l'Italia che alla fine sarà costretta a ricorrere all'"odiato" MES 

Secondo qualcuno l‘Europa ci avrebbe tirato un bello (si fa per dire) scherzetto. Mentre le borse festeggiano e  lo spread precipita, con il passare delle ore cresce lo scetticismo attorno al Next Generation Eu.  Per molti, insomma, tanto rumore per nulla.

Pensato con l’obiettivo dichiarato di aiutare i 27 Paesi UE a rimettere in piedi le proprie economie,  piegate dalla crisi causata dal coronavirus, la finalità che viaggia sul binario parallelo è quello di assicurare che nessuno si allontani dalle priorità comuni come digitale e Green deal, affrontando le debolezze strutturali che li rendono vulnerabili e poco efficienti.

Tradotto: Il Recovery fund guarda al futuro e si candida ad essere un piano a lungo termine piuttosto che un sostegno per l’emergenza che spinge gli Stati nella direzione di quel pacchetto di riforme su cui Bruxelles insiste da anni.  Non si viaggia, però, sul “binario” della condizionalità ma su quello del raggiungimento degli obiettivi di riforma. Per questo, i fondi arriveranno sotto forma di tranche legate ad obiettivi: chi non li raggiunge, perde la rata.

NO RIFORME? NO TRANCHE – A svelare i dettagli del maxi Piano di rilancio europeo anti-Covid, il “NextgenerationEu” sul quale ha alzato il velo mercoledì 27 maggio Ursula von der Leyen davanti al Parlamento europeo, il Commissario UE all’economia Paolo Gentiloni insieme al Vicepresidente della Commissione UE Dombrovskis che hanno illustrato il “Recovery and Resilience facility” da 560 miliardi, cuore della proposta targata Bruxelles. Per accedervi, dunque, si dovrà presentare un piano nazionale per la ripresa, che “poggerà” sulle priorità europee.

“La Commissione valuterà i piani di riforma dei Governi nazionali per allocare i fondi esaminando se sono in linea con le sfide individuate nel semestre europeo, se contribuiscono a rafforzare crescita, resilienza e coesione e se vanno nella direzione della transizione verde e digitale”, ha chiarito l’eurocommissario.  

CI TOCCA IL MES? – C’è poi, non meno spinoso, il “nodo tempo”. Quando la partita del Recovery è iniziata ben pochi speravano in un arrivo dei sussidi prima del 2022, mentre nelle intenzioni della Presidente von der Leyen il piano pluriennale dovrebbe scattare, previa approvazione dei parlamenti europeo e nazionali, a inizio del prossimo anno. Bene, per chi può aspettare. Non per l’Italia. Ed ecco che all’orizzonte si ripresenta il “buon, vecchio” MES, uscito dalla porta e rientrato dalla finestra.

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