Recovery Fund, quando arriveranno i primi soldi in Italia? Le date

La misura potrebbe diventare permanente? Prima l'apertura, poi la retromarcia di Bruxelles

>Dopo un percorso decisamente in salita, ritardi e slittamenti, per l’Italia si avvicinano a grandi passi i soldi del Recovery Fund, pronti a partire dal “binario” di Bruxelles.

E’ stato il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis nei giorni scorsi a indicare la tabella di marcia. Se (come tutti auspicano) non ci saranno altri intoppi e tutto filerà liscio, i primi fondi saranno erogati “presumibilmente” (la sfumatura dialettica non è affatto casuale) già a luglio. Prevista un’altra quota entro la fine dell’anno, vincolato però al “raggiungimento degli obiettivi”, ha chiarito il rappresentante europeo.

La Commissione, ovviamente, resta alla finestra da una parte esprimendo soddisfazione per la prontezza con la quale gli Stati membri hanno consegnato i piani, molti dei quali sono arrivati prima del 30 aprile. Adesso però bisogna correre sulla ratifica delle risorse proprie. All’appello mancano ancora otto Paesi  tre dei quali  dovrebbero ultimarla nei prossimi giorni.

“Il Recovery fund e il next generation Eu rappresentano non solo la risposta europea alla pandemia e agli effetti che ha prodotto, ma anche una grande opportunità per realizzare nuovi modelli capaci di conciliare crescita e sostenibilità”.  ha detto nelle scorse ore il Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli,  intervenuto attraverso un video messaggio alla seduta solenne del Consiglio regionale toscano per la Festa dell’Europa.

Sassoli ha aggiunto che “in questo momento storico è fondamentale agire insieme, proteggere la nostra coesione sociale, incoraggiare l’Europa a discutere, a fare politica, a cercare convergenze che vuol dire rafforzare la nostra democrazia e rendere i nostri cittadini protagonisti di questa grande e straordinaria comunità”.

 

Nei giorni scorsi, il Commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni non ha escluso la possibilità di rendere il sistema di finanziamento del Recovery una misura permanente, con un’apertura proprio da parte dello stesso Dombrovskis. “Se questo strumento funzionerà e se avremo accordo sulle risorse proprie, per ripagare questo debito comune, allora potremo avere discussioni serie” su questa possibilità. “Ma ora – ha avvertito – quello che è cruciale e è che funzioni e che possa essere ripagato”.

 

Poco dopo, è arrivata la retromarcia di Bruxelles sottolineando che si tratta di una misura “una tantum”. Sarà davvero così? 

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