Recovery Fund, vittoria o no? Sussidi e fondi sotto la lente

Senza contare che le risorse arriveranno non prima del prossimo anno. Conte soddisfatto ma, numeri alla mano, a Bruxelles la coperta si è decisamente accorciata

Per molti siamo in presenza di quella che si può definire una sconfitta mascherata da vittoria. Se, infatti, è sbagliato dire che il Presidente del Consiglio Conte torna a Roma con le pive nel sacco, altrettanto vero è che non si può certo sostenere che a Bruxelles si sia ottenuto il massimo risultato.

Al termine del negoziato più lungo della storia Ue, è arrivata la fumata bianca con una soluzione-compromesso che mette d’accordo più o meno tutti, venendo più che incontro alla linea intransigente dalla quale l’olandese Rutte non ha arretrato.

Un accordo accolto con toni trionfalistici dalla maggioranza. Tra i più soddisfatti senza dubbio il Ministro dell’Economia Gualtieri che ha parlato di una “occasione unica” per il nostro Paese. Superati ostacoli e divergenze – sottolinea ancora su twitter – oggi l’Europa risponde alla chiamata della Storia con un accordo ambizioso e consistente. Ora portiamo l’Italia nel futuro”.

Di “risultato storico”, parla anche il Ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli che ha ringraziato il Premier Conte.

Spara a zero, invece, il leader della Lega Matteo Salvini. “Noi riteniamo che questo fondo sia un super-Mes, una fregatura grossa come una casa”, dice smorzando ogni vento di vittoria per il governo Conte.

Al netto di qualsiasi interpretazione, la proposta che ha messo d’accordo tutti salva i 750 miliardi del Recovery, anche se dei 500 miliardi a fondo perduto – particolare non trascurabile –  110 finiscono nella casella prestiti su spinta dei “frugali”, che ottengono anche un aumento dei loro rebates, gli sconti ai versamenti al Bilancio comune 2021-2027. Dunque, l’equilibrio finale del Recovery è di 390 miliardi di sovvenzioni da non rimborsare e 360 miliardi di prestiti.

Grazie a uno spostamento delle poste all’interno del “Next Generation Eu”, l’Italia limita i danni e perde 3,8 miliardi di aiuti diretti, con l’asticella a 81,4. Guadagna 38 miliardi di prestiti, nella nuova versione pari a 127 miliardi. Sommando le due voci, dei 750 miliardi europei 208 andrebbero al nostro Paese, primo beneficiario del Fondo davanti alla Spagna.

Poteva andare peggio, certo. Poteva andare anche meglio perchè il blocco dei cosiddetti frugali capeggiati dall’olandese Rutte ha venduto carissima la pelle.  Qualcuno a Roma aveva cantato vittoria con largo anticipo, pensando che i 750 miliardi del Recovery Fund fossero già al sicuro in cassaforte, con l’Italia pronta a contare su una larga fetta di sussidi a fondo perduto, accanto ai prestiti senza condizioni o quasi.

A Bruxelles invece la coperta si è decisamente accorciata insieme ai miliardi a disposizione.

Ecco che la sforbiciata ai sussidi lascia scoperta una quota tra i 20 e i 30 miliardi che a Roma si considerava già acquisita. Ed ecco che rispunta il Mes (che in realtà non se n’era mai andato) con il seguito delle polemiche che si porta dietro ormai da anni.  37 miliardi a fini sanitari anche indiretti, immediati, a differenza delle risorse del Recovery Fund per le quali bisognerà aspettare, almeno qualche mese.

Neanche il tempo di tirare un sospiro di sollievo e recuperare il sonno perduto durante la quattro giorni di trattativa che per Conte torna l’incubo di un nuovo scontro PD-M5s.

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