Recovery Fund, negoziato a rilento: quando arrivano i soldi?

Non prima di metà dell'anno prossimo (se va bene). La pandemia, intanto, accelera e cresce la preoccupazione di Conte & Company

Doveva essere, quantomeno nelle intenzioni, la panacea di tutti i mali o quasi: invece, col passare dei giorni, l’ambito Recovery Fund sta diventando l’ennesima grana.

Non solo una questione di tempistica, a scricchiolare è l’intera architettura del piano visto che, stando ad alcune indiscrezioni lanciate nei giorni scorsi da El Pais la Spagna sarebbe intenzionata a rinunciare alla parte dei prestiti, accettando solo i grants. Una strategia che sembrerebbe piacere anche a Portogallo, Francia e Italia. 

Decisamente un problema visto che l’Europa è nel mezzo della seconda ondata. E il nostro Paese che fino a poco tempo fa sembrava se non proprio al riparo, quantomeno più al sicuro, è tornata a viaggiare su numeri decisamente preoccupante con il Presidente del Consiglio Conte costretto nel giro di pochi giorni ad intervenire con due DPCM e misure sempre più restrittive. Una sorta di semi-lockdown o light lockdown, come lo hanno definito in molti.

Non c’è più tempo da perdere. Servono, in fretta, risorse. E il fatto che il Next Generation UE, presentata come architrave del futuro politico ed economico dell’Unione Europea, ha iniziato a scricchiolare – mostrando più di una criticità legata, in particolare, agli iperbucratizzati meccanismi comunitari – è tutto fuorchè una buona notizia per Conte & Company.  

Bisogna ancora trovare la quadra sull’ammontare delle risorse (da qui il muro contro muro tra Consiglio UE e Parlamento che chiede un incremento del bilancio comunitario ). Sul piatto anche il tema dello Stato di diritto come condizione per procedere ai versamenti legati al Recovery Fund.

Alla fine, capiamoci, l’accordo arriverà, non è questo il punto. Il quando, infatti, è tutt’altro che secondario. L’iter infatti è piuttosto lungo e complesso: una volta concluso con successo il negoziato, servirà la ratifica dei parlamenti nazionali che richiederanno altro tempo. Una volta arrivato il semaforo verde finale, al via i piani nazionali che dovranno essere valutati con la Commissione che avrà bisogno di altro tempo. Ecco che per mettere le mani sul tesoretto bisognerà attendere metà 2021 se va bene. Autunno se va male.

L’Europa va a rallenty, il virus, purtroppo, no. Per ora non resta che consolarci con il sostegno del fondo SURE. I primi a riceverli “saranno Italia, Spagna e Polonia. Sono stati colpiti duramente dalla crisi. Il denaro arriverà rapidamente. Siamo con voi”, ha detto la Presidente von der Leyen.

 

 

 

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