Recovery Fund, le tappe per mettere le mani sul tesoretto

Gli Stati, Italia compresa, scaldano i motori ma la strada è lunga e in salita

Con il PD che esce decisamente rafforzato dal test Regionali e il Movimento CinqueStelle che incassa la vittoria del sì al Referendum sul taglio dei parlamentari, la maggioranza tira un sospiro di sollievo (almeno per ora) e guarda al tesoretto in arrivo con il Recovery Fund. 

 

Lo scorso luglio, al termine del Consiglio Europeo più lungo della storia, che più volte ha rischiato di diventare drammatico in scia allo scontro tra fronte del Nord e Paesi del Sud, è arrivata la fumata bianca sul Recovery Fund da 750 miliardi di euro (390 di contributi a fondo perduto e 360 di prestiti)  che l’Unione europea  ha messo sul piatto per rilanciare le economie dei 27 Paesi membri travolte dalla crisi del Covid-19, pacchetto monstre che si appresta a rivestire un ruolo strategico per la ripartenza.

 

Nei giorni scorsi è stata proprio la Presidente della Commissione von der Leyen a tracciare il perimetro delle priorità di spesa:   almeno il 37% dei fondi dovrà andare alla transizione verde e non meno del 20% a quella digitale. Non solo: i Paesi che vorranno mettere le mani sul tesoretto dovranno spendere i soldi comunitari per seguire le indicazioni annuali della Commissione europea. Per il nostro Paese  i temi sono noti; migliorare la qualità della burocrazia, ridurre i tempi della giustizia, incrementare gli investimenti pubblici.

QUAL E ITER – C’è una prima scadenza piuttosto vicina: quella cioè del 15 ottobre quando  I documenti potranno essere inviati in forma provvisoria, mentre le versioni definitive dovranno essere inviate dal primo gennaio dEl 2021 (data ancora da confermare) entro il 30 aprile 2021. Al momento, la Francia di Macron ha ultimato il suo ambizioso piano. L’Italia ha pubblicato delle linee guida, ma il cuore del progetto è ancora da mettere a punto. Mentre Spagna e Germania ci stanno ancora lavorando e secondo addetti ai lavori interpellati da SkyTG24 dovrebbero pubblicare a breve le bozze di documenti.

 

 OCCHIO ALLA BEFFA – C’è poi una nota non troppo a margine. Le risorse “a fondo perduto” sono tutt’altro che un regalo. Certo, Non si tratta di prestiti agli Stati, ma per la prima volta nella storia la Commissione europea si indebiterà sui mercati finanziari per finanziare le spese dei paesi. Tradotto: andranno comunque ripagate.
Due al momento le opzioni: gli stati membri potrebbero pagare secondo le quote che già versano al bilancio europeo; oppure si punta all’introduzione di nuove imposte europee pagate da contribuenti e imprese (come quella sulla plastica che entrerà in funzione da gennaio, oppure una web tax sulla quale bisogna però trovare la quadra).

IL PIANO DI GUALTIERI, CONCRETEZZA E AMBIZIONE –
  Appena qualche giorno fa, il Ministro dell’Economia Gualtieri, in audizione al Parlamento ha definito Il Recovery Fund è una “occasione irripetibile” e un “punto di svolta per il rilancio dell’economia”.”Il supporto europeo serve per finanziare pacchetti di investimenti e riforme. Non può consistere in un’ondata di spesa corrente o di tagli d’imposta che non siano sostenibili nel tempo”, ha proseguito il ministro. “Deve invece determinare quel pacchetto di maggiori investimenti pubblici: rilancio dell’istruzione, innovazione, ricerca, infrastrutture, sostegno investimenti privati, riforme, che da tempo sono necessari per modernizzare e rendere più competitivo ed equo il nostro Paese”, ha aggiunto.

CONCRETEZZA E AMBIZIONE – Gualtieri ha quindi rimarcato come le risorse andranno impiegate in maniera attenta e senza sprechi. 

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