Recovery Fund, Europa di nuovo divisa: aiuti a rischio slittamento

Ancora prima del debutto, il tesoretto targato UE è già finito nelle sabbie mobili dei veti incrociati. Ma Conte e Gualtieri allontanano le nubi

Che la strada del Recovery Fund sarebbe stata tutta in salita e piena di ostacoli si era capito fin dall’inizio (con il MES sempre più in agguato, pronto alla zampata finale). Ma nelle ultime ore la situazione sembra essere decisamente peggiorata. 

A fare il punto, in un’intervista al Corriere della Sera è il ministro per gli Affari Europei Vincenzo Amendola:  “Potrebbe essere bloccato dai veti incrociati tra gli Stati”. E, alla vigilia di una visita ufficiale, a Berlino dove incontrerà il suo omologo Michael Roth, suona l’allarme “La Germania trovi una mediazione”.

Ormai, però, lo scontro è aperto (in realtà non si era mai chiuso) e ai “dossier spinosi dell’imminente Consiglio Ue – si legge sul Corsera – se n’è aggiunto un altro”. “Si è aperto un scontro tra Paesi come la Polonia e l’Ungheria – dichiara Amendola che non vogliono interferenze o condizionalità sullo Stato di diritto, e i cosiddetti “frugali” che spingono perché lo Stato di diritto sia irrinunciabile per accedere ai fondi”. “Se la discussione continua così – ammette senza troppi giri di parole il Ministro – con questi toni e con minacce di veto si potrebbe bloccare tutto”.

Un doppio scontro all’interno delle istituzioni dell’Unione Europea sul meccanismo sullo stato di diritto e il bilancio 2021-27 rischia, dunque, di far slittare la partenza del Recovery fund e dell’esborso delle risorse destinate ai governi nazionali per finanziare la ripresa post-Covid.

RUTTE, ANCORA TU? – Ed ecco che rispunta il Premier olandese Mark Rutte , già capofila dell’offensiva dei paesi frugali contro il “Next generation Eu” adesso minaccia di bloccare il piano anti-crisi nel Parlamento de L’Aja se non verrà migliorata la parte di condizionalità legata allo stato di diritto. Pronto, dunque, a non approvare la parte del recovery fund che necessita della ratifica da parte dei Parlamenti nazionali, ossia il capitolo sull’introduzione di nuove risorse proprie, digital tax, carbon tax e tasse sulle transazioni finanziarie che servono per ripagare il debito comune da recovery fund, che altrimenti sarebbe in parte scoperto. Stessa minaccia avanzata da Orban. Tradotto: ancora prima della partenza ufficiale, il Recovery Fund è già nelle sabbie mobili dei veti incrociati.

Da Roma, intanto, si iniziano a gettare le basi della strategia di utilizzo del tesoretto da 209 miliardi di euro in arrivo dall’Europa. “Un’occasione irrepetibile, un treno che non passerà mai”, come gli stessi esponenti di Governo hanno sottolineato più volte a voler rimarcare la straordinarietà di un intervento che può cambiare, migliorandolo, il futuro del nostro Paese.

La questione è delicata: non basta, infatti, spendere. Occorre spendere bene per cercare di colmare gap e criticità che ci portiamo dietro da troppo tempo e rimetterci, finalmente, al passo con l‘Europa.

E filtrano i primi numeri. Come riportato da il Sole24Ore, ai progetti green andrà il 37%, su indicazione dell’Unione europea con la conferma del Premier Conte: di questi 75 miliardi la quota maggiore andrebbe a stabilizzare il superbonus del 110% mentre altre voci saranno il piano contro il dissesto idrogeologico e la mobilità verde nelle città (autobus elettrici, per esempio). Il 20% del Recovery, pari a circa 40 miliardi, dovrebbe andare ai progetti di digitalizzazione con il piano per la banda larga che farà la parte del leone. Alle infrastrutture della mobilità una prima ripartizione dei fondi attribuisce il 10%, quindi 20 miliardi, meno di quanto richiesto con un piano da almeno 100 miliardi fatto di progetti per Alta velocità al Sud, ferrovie, strade, porti e logistica.

Il Presidente del Consiglio Conte fa professione di ottimismo e si dice non preoccupato dal rischio stallo in Ue sul Recovery Fund. Ma esorta gli altri Paesi ad accelerare: “Ne parleremo anche a Bruxelles credo. Dopo quello che è stato fatto non e’ possibile non procedere speditamente”. Da Berlino fanno sapere che nessun Paese si tirerà indietro ma la trattativa sarà molto difficile.

Sulla stessa linea anche Gualtieri: “Tutti questi ostacoli verranno superati, si tratta di questioni che erano prevedibili e che verranno risolte”, ha detto il ministro dell’Economia, commentando al Festival delle Citta’ 2020, i contrasti in Europa sul Recovery Fund. “Ci sono due fronti diversi” ha aggiunto “ma è una normalissima anche se turbolenta negoziazione”. “Sono convinto che questo ostacoli verranno superati e ci sarà la finalizzazione di questo progetto” ha concluso.

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Recovery Fund, Europa di nuovo divisa: aiuti a rischio slittamento