Recovery Fund, Danimarca ci ripensa e apre. Ma non troppo

Blocco dei rigoristi più deboli ma occhio a farsi prendere da facili entusiasmi: la Premier Mette ha comunque dettato una linea ben precisa

Inizia a vacillare il fronte dei cosiddetti Paesi frugali con la Danimarca che nella giornata di ieri ha aperto parzialmente al negoziato sul Recovery Fund da 750 miliardi di euro sul quale ha alzato il velo la Commissione UE nei giorni scorsi, facendo, dunque, un passo avanti rispetto a Austria, Olanda e Svezia ferme sulla linea del no.

“Il nostro compito non è mettere il veto, ma trovare una soluzione”, e “il Governo è a favore del fondo per aiutare i Paesi più colpiti” dalla pandemia di coronavirus.

La Danimarca ci ripensa e apre a una trattativa con gli altri Stati UE. Attenzione però a farsi prendere da facili entusiasmi o a parlare di retromarcia perché la Premier danese, Mette Frederiksen, ha ribadito la sua contrarietà alle sovvenzioni aggiungendo che “devono essere stabilite alcune condizioni” per ottenere gli aiuti.

RECOVERY FUND DELLA DISCORDIA – Intendiamoci, la strada è ancora tutta in salita. Lo dimostrano le reazioni di ieri a margine dell’Ecofin che ha visto impegnati i ministri finanziari europei che hanno idee decisamente diverse sullo strumento pensato dalla Commissione per affrontare la crisi economica provocata dalla pandemia.”Il pacchetto complessivo non è accettabile per noi in termini di volume, ma anche in termini di contenuto”: parole che non lasciano spazio a interpretazioni quelle pronunciate dal  Ministro delle Finanze austriaco, Gernot Blümel.

Sulla stessa linea anche l’Ungheria. “Nella sua forma attuale, il Recovery Fund è ingiusto nei confronti dell’Ungheria perché in sostanza è stato creato su misura per aiutare gli Stati membri del Sud”, ha tuonato il ministro delle Finanze Mihaly Varga, in un video postato sulla sua pagina Facebook invitando l’UE ad agire “in maniera equa e proporzionata per mitigare il danno” economico “causato dalla pandemia”.

Una delle richieste dei rigoristi è proprio una revisione del criterio di distribuzione degli aiuti, a loro dire troppo a favore dei Paesi del Sud.

PLAUSO DELL’OCSE – Non solo critiche.  Il Recovery Fund ha incassato il semaforo vede dell’Ocse che ha parlato di “una delle migliori iniziative scaturite da questa crisi”. Infatti, secondo la capoeconomista Laurence Boone, sono stati fatti “grandi passi in avanti”. “E’ un’espressione molto forte del modo in cui la solidarietà europea permette di rispondere alla crisi e di dotare i governi degli strumenti per rispondere alla crisi” ha sottolineato ancora la Boone.

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