Recovery Fund da 500 miliardi, l’asse Parigi-Berlino torna e affossa lo spread

Merkel e Macron alzano il velo sul maxi piano per rilanciare l'economia del Vecchio Continente che incassa la "benedizione" della Presidente BCE Lagarde

Dopo qualche schermaglia, torna in grande spolvero l’asse Parigi-Berlino che affossa lo spread, in deciso ribasso. Sul piatto cinquecento miliardi per rilanciare l’economia del Vecchio Continente: una proposta declinata in quattro pagine di documento congiunto, per rimettersi alla guida dell’Europa che cerca, con grande fatica, di uscire dalle sabbie mobile della crisi da coronavirus.

Francia e Germania, finora su fronti opposti sulla strategia per superare l’emergenza economica generata dal Covid-19, tornano a fare quadrato e alzano il velo sulla loro idea alla Commissione europea, impegnata in questi giorni a costruire un non semplice consenso intorno al Recovery fund, il fondo per la ripresa su cui la presidente Ursula von der Leyen presenterà la sua proposta la settimana prossima, il 27 maggio.

Il documento franco-tedesco si candida a “sintesi” tra la posizione dei Paesi dell’Europa meridionale, Italia e Francia in testa, e quella dei nordici più rigorosi dal punto di vista fiscale, di cui la Germania è capofila.  Partiamo anzitutto dalle dimensioni chieste per il fondo, 500 miliardi appunto, cifra sensibilmente inferiore alla richiesta della sponda Sud, che ha spinto per uno stanziamento più sostanzioso,  di almeno 1.000 miliardi.

Secondo il meccanismo messo a punto da Parigi e Berlino, queste sovvenzioni – incardinate sul bilancio pluriennale europeo – dovrebbero essere a fondo perduto, aspetto decisamente poco gradito ai falchi del nord. Gli aiuti “non saranno rimborsati dai destinatari” ma “dagli Stati membri”, ha detto il presidente francese Emmanuel Macron che ha presentato la proposta in conferenza stampa insieme alla cancelliera tedesca Merkel. Il denaro arriverà “dal bilancio dell’Ue, quindi non prestiti” – ha sottolineato – e sarà messo “a disposizione delle regioni e dei settori più colpiti dalla pandemia”.

Ovviamente, trovare la quadra non è facile. Per questo, per gratificare la sensibilità dei rigoristi si specifica che gli aiuti saranno basati “su un chiaro impegno degli Stati membri ad applicare politiche economiche sane e un’ambiziosa agenda di riforme”.

In attesa di prossimi sviluppi, il maxi piano franco-tedesco incassa la “benedizione” della Presidente BCE secondo la quale “Le proposte franco-tedesche sono ambiziose, mirate e benvenute”. Così Christine Lagarde, che, in un’intervista a diversi quotidiani europei, tra cui il Corriere della Sera, ha spiegato come il piano vada nella opportuna direzione del ripristino di una “simmetria tra Paesi“, permettendo l’attribuzione di aiuti “a favore degli Stati membri più colpiti dalla crisi”.

Un buon compromesso, ma l’unanimità ancora non c’è. Von der Leyen sibillina senza sbilanciarsi: “va – dice – nella direzione della proposta su cui sta lavorando la Commissione”.

Reazione tiepida dell‘Italia che si dice soddisfatta, con Palazzo Chigi che considera la proposta “un buon punto di partenza”, anche se ancora “da ampliare”.  Tradotto: bene, ma non basta: si può e si deve fare di più.

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