Recovery e fondi a Sanità: ha fatto meglio Draghi o Conte?

Vediamo quale dei due Premier ha destinato maggiori risorse ad un settore strategico nella lotta alla pandemia. Marattin (Italia Viva), intanto, torna a chiedere il Mes, ma Renzi tace

Si riaccendono i radar di Italia Viva sul Mes, dopo che negli ultimi mesi, in concomitanza con il passaggio di testimone Conte – Draghi si era perso il segnale. A ritirare fuori la questione sulla quale Conte ha praticamente perso le chiavi di Palazzo Chigi, ci ha pensato ieri Antonio Marattin di IV durante le dichiarazioni di voto sul Piano di ripresa presentato dal Presidente del Consiglio.

Riecco il MES

“Una volta capito come riformare la sanità, dobbiamo accedere alla linea pandemica del Mes. È trascorso un anno e noi di Italia viva non abbiamo cambiato idea”, ovviamente nel ribadire l’assoluto sostegno all’azione dell’esecutivo. “Italia viva – ha aggiunto – accoglie il suo appello non solo ora ma quando si tratterà di passare dalle parole ai fatti – se la politica sarà in grado di accogliere questa sfida sarà un successo altrimenti sarà solo l’ultimo dei nostri rimpianti e non in ordine cronologico”.

Pensare che appena due mesi fa, in Senato, durante la discussione sulla fiducia al neonato governo Draghi, un altro esponente di Italia viva, Davide Faraone, aveva detto che il suo partito non avrebbe più chiesto il Mes perché “presidente Draghi, il nostro Mes è lei”.

Insomma, qual è la posizione di Italia Viva sul Mes? Mes sì o Mes no. Al momento vince Mes forse a seconda delle situazioni. Anche perchè numeri alla mano nel Recovery Plan il tesoretto destinato alla mission Salute non si discosta poi molto da quanto messo sul piatto dal predecessore. Anzi.

Meglio Draghi o Conte?

La prima dotazione di Conte era infatti 9 miliardi di euro che dopo le proteste arrivò a 19,72 miliardi. E con Draghi? Lo stanziamento totale per la sanità, è sì pari a 20.22 miliardi (soli 500 milioni in più di quello previsto dal governo precedente) ma ci si arriva grazie ai 2.89 miliardi prelevati dal “Fondo complementare”. Però, a differenza del più recente passato, Renzi batte in strategica ritirata anzichè fare la voce grossa.

Meloni affonda Renzi

Un’assenza che però non è sfuggita alla leader di Fdi Meloni. “Questo Parlamento è stato ignorato, verrebbe da dire, è stato deriso“, uno dei passaggi più duri dell’intervento pronunciato ieri alla Camera, rivendicando il poco tempo concesso al Parlamento per analizzare e discutere il testo definitivo del Recovery plan. “Per mesi siamo stati impegnati a giudicare il pessimo documento di Conte, poi Conte è andato a casa perché Italia Viva diceva che un piano così importante non può essere gestito da forze oscure ma deve essere valutato dal Parlamento. Dov’è ora Renzi, in Arabia Saudita?”

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