Recovery Plan da 222 miliardi: ripartizione e impatto su PIL

Raddoppiate le risorse per la Sanità a 19,7 miliardi ed anche l’Istruzione riceve una dotazione più ricca di 20 miliardi

Il Recovery Plan vale 222 miliardi, ben oltre i 209 miliardi rivenienti dal piano Next Generation EU, con un impatto sul PIL di circa 3 punti percentuali. Un Piano che esprime una sintesi delle proposte della maggioranza, da cui è stato arricchito, secondo il Premier Giuseppe Conte, e che tiene in considerazione le istanze di Italia Viva, tentando di comporre una crisi strisciante.

Al di là dei riflessi più squisitamente politici, che hanno a che fare con la permanenza e la composizione di questo governo, la portata del Piano di Ripresa e Resilienza (Pnrr) sovverte l’ordine delle priorità a livello sociale ed economico rispetto al passato.

La ripartizione delle risorse

Dei 222 miliardi complessivi, circa 209 miliardi saranno finanziati dal Recovery Fund, il resto verranno reperiti dal Fondo sviluppo coesione per il Sud (questi fondi in realtà valgono circa 20 miliardi). Questa somma verrà così ripartita:

  • 66,6 miliardi per progetti già in essere
  • 143,24 per nuovi progetti (il 70% circa della dotazione complessiva)

Capitoli di spesa strategici

Il Pnrr, come noto, ha pressoché raddoppiato le risorse per la Sanità a 19,7 miliardi ed anche l’Istruzione riceve una dotazione più ricca di 20 miliardi (che arrivano a 27,9 miliardi considerando anche la Ricerca).

La voce Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura riceve oltre 45,86 miliardi, di cui 19 miliardi per la Transizione 4.0. Al “Green” sono stati assegnati 69 miliardi, di cui 31,9 miliardi alla mobilità sostenibile. Per l’inclusione e la coesione sono riservati 27,6 miliardi. A favore delle politiche per il lavoro, soprattutto quello giovanile, sono dedicati 10 miliardi.

Una dotazione di 20 miliardi è stata riservata alle infrastrutture, come Alta Velocità, porti, trasporto locale, banda larga, 5G, rifiuti ed opere infrastrutturali nel Mezzogiorno. Vi sono poi risorse per  alcuni settori strategici, come turismo e cultura (8 miliardi) ed economia circolare. Scendono invece i fondi per l’efficientamento energetico e la riqualificazione degli edifici, passando da 40 a 30 miliardi.

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