Rebus Brexit, 3 voti in 3 giorni: gli scenari all’orizzonte

La Premier britannica fissa l'agenda e apre per la prima volta al rinvio

La data ufficiale del Leave, fissata al 29 marzo, che di fatto sancisce l’addio tra Londra e Bruxelles, si avvicina a grandi passi. Le trattative per sbloccare la situazione invece procedono molto a rilento.
Per questo, nonostante appena poche ore fa la Premier May, sempre più all’angolo, avesse provato a giocare la carta dell’ottimismo dichiarando che “un accordo entro il 29 marzo è alla nostra portata”, è stata costretta, poco dopo queste dichiarazioni, a fare marcia indietro aprendo ad un possibile rinvio della data, come chiesto da più parti.

3 voti in 3 giorni – nel suo discorso alla Camera dei Comuni, infatti, la Signora di Downing Street ha fissato l’agenda parlamentare scandita da tre step: un voto “entro il 12 marzo”, già previsto, sull’accordo siglato con i partner europei; un voto, il giorno dopo, sull’ipotesi della temuta uscita senza accordo, ossia“No Deal”. Se l’uscita senza accordo sarà respinta, il 14 marzo, si potrà votare sull’estensione dell’articolo 50, appunto un “breve, limitato rinvio” della separazione dalla Ue oltre la scadenza ufficiale di fine marzo.

Questi, dunque, i prossimi step: si comincia il 12 marzo con il voto più prevedibile. In quell’occasione, Theresa May chiederà ai parlamentari di esprimersi sui contenuti dell’accordo siglato con i partner europei lo scorso 25 novembre e, da allora, rinegoziato a più riprese dopo vari flop alla Camera dei Comuni.
Nel caso di un – improbabile – sì del Parlamento si arriverebbe alla Brexit il 29 marzo, rispettando le tempistiche fissate in origine. Nel caso di un no e dunque dell’ennesimo niente di fatto, scenario questo molto più probabile, si slitterebbe al voto del giorno successivo.

13 marzo: deal o no-deal – May testerà il parere del Parlamento sull’ormai celebre ipotesi no-deal: una rottura dalla Ue senza accordi diplomatici, equivalente a una cesura totale dei vari legami giuridici, commerciali e politici fra i due blocchi. Lo scenario di una Brexit hard sarebbe di certo la situazione più sfavorevole, come la Premier ha più volte ribadito e, almeno su questo, il Parlamento sembra essere dalla sua parte.

NON C’E’ DUE SENZA TRE – A questo punto, senza un accordo, ma volendo comunque scongiurare il no-deal, si arriva al terzo voto. Resta infatti una sola strada:  il rinvio dell’inizio della Brexit, fissato al 29 marzo 2019. May ha provato fino all’ultimo ad allontanare l’ipotesi dello slittamento ma le ore passano e l’ipotesi ha preso quota sia a Bruxelles che dalle parti di Londra.

VERSO IL RINVIO – “Se la Camera respinge l’accordo e respinge l’uscita no-deal, il Governo presenterà il 14 marzo una mozione per chiedere al parlamento se vuole una estensione breve e limitata dell’articolo 50″ , ha precisato la May.

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