Rapporto Svimez, il Mezzogiorno aggancia la ripresa ma la povertà è ai livelli più alti di sempre

Abruzzo maglia nera del Sud: - 0.2% di Pil

(Teleborsa) Mezzogiorno e ripresa: un binomio che, storicamente, fa fatica a decollare. Eppure, qualche segnale positivo si vede con il Sud che prova (e ci riesce), seppur in mezzo a mille difficoltà. a restare agganciato al treno che porta alla ripresa economica del Paese. Anche nel 2017 e 2018. Il Mezzogiorno è uscito dalla lunga recessione e nel 2016 ha consolidato la ripresa, registrando una performance per il secondo anno superiore, se pur di poco, rispetto al resto del Paese. Nel 2016 il PIL è cresciuto nel Mezzogiorno dell’1%, più che nel Centro-Nord dove è stato pari a +0,8%. Nello specifico delle singole Regioni meridionali, il PIL 2016 più performante è quello della Campania +2,4%, seguita da Basilicata +2,1%, Molise +1,6%, Calabria +0,9%, Puglia +0,7%, Sardegna +0,6%, Sicilia +0,3%, maglia nera all’Abruzzo, fermo al palo, che segna un preoccupante -0,2%.

Lo dice il Rapporto Svimez, presentato ieri alla Camera.

L’industria manifatturiera meridionale è cresciuta al Sud nel biennio di oltre il 7%, più del doppio del resto del Paese (3%); influiscono positivamente le politiche di sviluppo territoriale mentre restano le difficoltà delle imprese del Sud ad accedere agli strumenti di politica industriale nazionale. La stretta integrazione e interdipendenza tra Sud e Nord rafforza la necessità di politiche meridionaliste per far crescere l’intero Paese. Ottima la performance soprattutto al Sud delle esportazioni nel biennio 2015-2016 Le previsioni per il 2017 e il 2018 confermano che il Mezzogiorno è in grado di agganciare la ripresa, facendo segnare tassi di crescita di poco inferiori a quelli del Centro-Nord. Tuttavia, il tasso di occupazione nel Mezzogiorno è ancora il più basso d’Europa (35% inferiore alla media UE), nonostante nei primi 8 mesi del 2017 siano stati incentivati oltre 90 mila rapporti di lavoro nell’ambito della misura “Occupazione Sud”. La povertà e le politiche di austerità deprimono i consumi. Il Sud è un’area non più giovane né tantomeno il serbatoio di nascite del Paese. Il Governo nell’ultimo anno ha riavviato le politiche per il Sud; fondamentali due interventi:  le ZES e la “clausola del 34%” sugli investimenti ordinari.
Povertà ai livelli più alti di sempre – Un altro fenomeno che preoccupa è la povertà, che £resta sui livelli più alti di sempre e il livello di disuguaglianza interno all’area deprime la ripresa dei consumi”.
Le previsioni – Nel 2018 la SVIMEZ prevede un significativo aumento sia delle esportazioni che degli investimenti totali, che cresceranno più nel Mezzogiorno che al Centro-Nord: le esportazioni del +5,4% rispetto a +4,3%, gli investimenti del 3,1% rispetto a +2,7%. Aumento apprezzabile dell’occupazione: +0,7% al Sud sia nel 2017 che nel 2018, e +0,8% in entrambi gli anni al Centro Nord.
Pubblica amministrazione al Sud: -21.500 dipendenti – La qualità dei servizi pubblici nel Mezzogiorno presenta un quadro di luci e ombre. Il Sud è un’area penalizzata nel godimento di alcuni diritti di cittadinanza e nell’offerta dei servizi pubblici. Tra gli aspetti postivi, un deciso calo dei procedimenti di giustizia civile pendenti, più accentuato al Sud, e un forte recupero nella diffusione dell’ICT nella P.A. Secondo la SVIMEZ, c’è un forte ridimensionamento della P.A. nel Mezzogiorno, in termini di risorse umane e finanziarie, tra il 2011 e il 2015: -21.500 dipendenti pubblici (nel Centro-Nord sono calati di -17.954 unità) e una spesa pro capite corrente consolidata della P.A. (fonte CPT) pari al 71,2% di quella del Centro-Nord. Un divario in valore assoluto di circa 3.700 euro a persona. La sfida di una maggiore efficienza della macchina pubblica al Sud passa per una sua profonda riforma ma anche per un suo rafforzamento attraverso l’inserimento di personale più giovane a più alta qualificazione. Ciò a dispetto dei luoghi comuni che descriverebbero un Sud inondato di risorse e dipendenti pubblici. 
CGIL: “Non bastano timidi segnali positivi” – Un Mezzogiorno che mostra segnali positivi di ripresa, ma resta ben lontano dai livelli pre-crisi, con il perdurare di una emergenza sociale e occupazionale”. Cosi’ il segretario confederale della Cgil, Gianna Fracassi, commenta il rapporto Svimez, aggiungendo che “non possiamo accontentarci di timidi segnali positivi, l’economia meridionale ha bisogno subito di uno shock che intervenga direttamente su tutti gli elementi di divario”. La dirigente sindacale sottolinea che “la congiuntura economica e una nuova attenzione delle politiche nazionali per il Sud hanno contribuito ad invertire la tendenza negativa degli anni di crisi rispetto alla crescita del Pil, degli occupati, della domanda e degli investimenti privati. Ma in maniera insufficiente“.
Rapporto Svimez, il Mezzogiorno aggancia la ripresa ma la povertà è ai livelli più alti di sempre
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