Rai, tetto di 240mila euro per i compensi delle star della tv pubblica

La legge che fissa il tetto di 240mila euro per i compensi in Rai potrebbe portare una grande rivoluzione, riducendo lo stipendio alle star tv

Un tetto di 240mila euro non solo per i compensi dei dirigenti, ma anche per le  star della televisione. Si tratta della rivoluzione che potrebbe presto arrivare in Rai e che ha scatenato polemiche e dibattiti sulla tv pubblica.

Il prossimo 9 novembre, nel Consiglio di Amministrazione di viale Mazzini se ne parlerà a lungo, nel frattempo la questione è già diventata un caso. Tutta colpa dell’articolo 9 della legge sull’editoria, pubblicata in questi giorni sulla Gazzetta ufficiale. Secondo la norma: “il trattamento economico di dipendenti, collaboratori e consulenti Rai, la cui prestazione professionale non sia stabilita da tariffe regolamentate, non può superare i 240 mila euro annui”.

Un vero e proprio problema per presentatori, ospiti e attori abituati a cachet molto più alti per apparire in Rai, ma anche per la stessa azienda di Viale Mazzini che, secondo gli esperti, in questo modo sarebbe penalizzata rispetto alla concorrenza, perché impossibilitata ad offrire di più. “Per noi sarebbe finita – hanno fatto sapere in Rai – questo accanimento ci porterà alla chiusura”.

A spiegare il senso della legge ci ha provato il senatore del Pd Francesco Verducci, che ha preso parte alla sua stesura. “Il tetto vale per chiunque abbia un contratto diretto con la Rai – ha detto Verducci – quindi anche per gli artisti. Non è un provvedimento punitivo, ma una regola virtuosa che la uniforma alle altre aziende e che, a caduta, condizionerà virtuosamente tutto il sistema radiotelevisivo”.

Non tutti però sono d’accordo. “Se dovesse prevalere questa interpretazione, saremmo di fronte a un caso di incostituzionalità – ha spiegato l’avvocato Giorgio Assumma, esperto di diritto dello Spettacolo, ex presidente Siae –  la Rai verrebbe privata del potere contrattuale, svantaggiata sul mercato nei confronti della concorrenza. Un fatto gravissimo, che potrebbe decretarne la crisi irreversibile. Si ricorrerà sempre di più ad appalti esterni, in cui è il produttore a pagare il compenso dell’artista”.

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