Rai, proposta di legge per eliminare la pubblicità sulle reti di Stato

Finita nel mirino dell'Agcom per una politica di dumping sui prezzi di vendita degli spot, l'azienda si trova protagonista di un disegno di legge che mira a eliminare la pubblicità dalle sue reti

Il pagamento del canone da parte dei cittadini ha portato nelle casse della Rai, nel solo 2019, 1,76 miliardi di euro. Una cifra a cui si devono aggiungere i 693 milioni di euro derivanti dalla pubblicità. Parallelamente, però, l’azienda è finita nel mirino dell’Agcom: sotto la lente d’ingrandimento una presunta politica di dumping sui prezzi di vendita degli spot.

Rai, stop alla pubblicità: il disegno di legge Mulé-Anzaldi

Prima dell’estate, quindi, la Commissione di vigilanza Rai ha convocato i vertici dell’azienda e il presidente uscente dell’Agcom, Angelo Maria Cardani. Tra i giornalisti che hanno evidenziato il dumping praticato da viale Mazzini c’è stato Giorgio Mulé, deputato di Forza Italia e membro della stessa commissione parlamentare.

Insieme a Michele Anzaldi (Italia Viva), segretario della Commissione di vigilanza, ha depositato un disegno di legge che stabilisce il divieto per l’emittente di Stato di percepire, direttamente e indirettamente, i proventi derivanti dalle operazioni di vendita degli spot. La proposta prevede che la somma venga destinata al Fondo per il pluralismo e l’innovazione.

Rai, l’ombra del dumping: i dati degli spot

Secondo i dati comunicati da Nielsen, relativi all’analisi di mercato 2010-2018 e ripresi da Milano Finanza, sembra infatti che dal 2012 al 2014 la Rai abbia generato uno shock di mercato non più recuperato nei mesi successivi. La causa sarebbe da riscontrare in un eccessivo ribasso, a prescindere dalle audience dei vari programmi.

Uno sconto sempre più crescente: nel 2019 si sarebbe stata superata la soglia media del 90%, con punte mensili del 94%. Nonostante l’intervento dell’Agcom, poi, il dumping pubblicitario si sarebbe protratto anche nei mesi del lockdown.

Rai, i programmi che incassano di più con la pubblicità

Alla fine del 2019, la Rai ha pubblicato un documento sulle coperture delle spese dei propri programmi grazie alla pubblicità. Il documento riporta i dati riferiti al 2017, che comunque non dovrebbero aver subito grossi mutamenti in questo ultimo triennio.

I programmi della Rai interamente autosufficienti, ossia ripagati dagli spot pubblicitari, sono 4:

  • Chi l’ha visto?‘: trasmesso da Rai3;
  • Linea Blu‘: trasmesso da Rai 1;
  • Wind Music Awards‘: trasmesso da Rai 1;
  • Festival di Sanremo‘: trasmesso da Rai 1.

I primi tre ricevono più di quanto spendono grazie agli investimenti pubblicitari, dunque rappresentano una fonte di guadagno per l’azienda. Leader il programma di Federica Sciarelli, con un 152% di copertura dei costi di realizzazione. Per sostenere i costi di tutti gli altri, invece, sono necessari almeno in parte i fondi del canone, anche per ‘Che tempo che fa‘ di Fabio Fazio (coperto dalla pubblicità al 54%).

Gli altri programmi Rai che pur non essendo interamente coperti dalla pubblicità hanno realizzato buoni ricavi sono: ‘Ulisse, il piacere della scoperta’, il programma di Albero Angela con il 79% di coperture, ‘Uno Mattina’ con il 73%, ‘Linea Bianca’ con il 71%, ‘Porta a Porta’ con il 66%, ‘Linea Verde’ con il 65%.

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