Azioni verdi contro il global warming – I titoli dei settori “ambientali” volano in Borsa e sembrano destinati a crescere ancora. Quando l’ecologia fa anche guadagnare

I titoli dei settori "ambientali" volano in Borsa e sembrano destinati a crescere ancora. Quando l'ecologia fa anche guadagnare


Per il global warming ci si può allarmare
, si possono mobilitare scienziati e artisti o escogitare rimedi di vario genere. Ma ci si può anche arricchire. Sì, perché l’effetto serra, oltre ad alzare la temperatura del pianeta, sta surriscaldando diversi titoli in Borsa. Un fenomeno ormai talmente riconoscibile da aver prodotto veri e propri indici di “titoli ambientali“. Va detto senza inutili moralismi: si può essere ecologisti per ideale o per convenienza. Nella seconda ipotesi siamo di fronte a uno di quei (rari) casi in cui l’interesse economico di pochi (gli investitori) coincide con l’interesse ambientale di tutti.

Astri nascenti

Molti dei titoli proiettati nel firmamento dei mercati azionari appartengono a società altamente specializzate, che hanno fatto della tutela ambientale la loro mission e la fonte dei loro utili. Si tratta di nomi sconosciuti al grande pubblico ma con delle performance azionarie che fanno drizzare le antenne a qualsiasi investitore. Solo per citarne qualcuna: la danese Vestas Wind System, produttrice di impianti eolici, che ha avuto un balzo di +49,1% dall’inizio del 2007; o le tedesche Q-Cells e Solarworld, leader nel fotovoltaico, rispettivamente con +56% e +30,6%. Numeri che riportano agli splendori della new economy. E alle sue paure.

Il decollo dei titoli ambientali

C’è però qualcosa di più solido rispetto alla bolla speculativa della new economy, non fosse altro che qui si tratta di aziende già pienamente inserite nel circuito produttivo. E in settori che sono destinati a crescere non per i capricci o le mode del mercato ma per motivi inesorabilmente – e forse drammaticamente – reali: l’emergenza climatica, la prossima fine delle riserve di greggio e via dicendo.

Inoltre si tratta di un trend costante da diversi anni. Un esempio: la societa di rating finanziario E.Capital Partners ha creato il Global Climate Change Equity Index che raggruppa 40 titoli i cui settori di attività sono a vario titolo influenzati dal global warming. Come si vede nel grafico al 2003 l’andamento di questo indice (Ecpi) è progressivamente in crescita rispetto all’indice di Borsa globale (Msci).

I settori d’oro

Questo indice, come altri analoghi, pesca all’interno di comparti produttivi destinati a essere
sempre meno “di nicchia”, quali:

  • le energie rinnovabili,
  • i sistemi di efficienza energetica in edilizia,
  • il trattamento dei rifiuti,
  • il trattamento delle acque,
  • i trasporti ecologici.

In questi campi spiccano, come dicevamo, alcune società specializzate ma anche diversi giganti dell’economia mondiale che hanno “scoperto” la loro vocazione ambientalista. Tra questi, solo per citarne qualcuno, nomi come Peugeot, Toyota e Honda (per le tecnologie dei motori “ibridi”), General Electric, Philips e Saint Gobain (per le energie alternative e l’efficienza energetica), o le italiane Enel ed Erg (sempre per le fonti rinnovabili) e Pirelli (per la produzione di combustibile dai rifiuti).

Che la finanza “verde” stia diventando un business appetibile lo dimostra la discesa in campo degli investitori istituzionali. Negli Usa – come sempre nella finanza con una lunghezza di vantaggio – hanno già lanciato i Socially Responsible Investing (Sri) Fund e i Carbon Fund, che garantiscono investimenti ecologicamente sostenibili.

Ci voleva l’allarme climatico per ricordarci che economia ed ecologia hanno la stessa radice.

Angelo De Marinis

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