Benzina libera, chi ci guadagna?

Governo, benzinai, petrolieri, supermercati. Tra i vari litiganti chi gode? Abbiamo chiesto il parere dei consumatori a Paolo Landi di Adiconsum

 

Uno sciopero già messo in atto, un altro rinviato dietro la promessa di aprire nuove trattative. Ai benzinai non piace il secondo pacchetto di riforme Bersani che riguarda, tra l’altro, la liberalizzazione della distribuzione di carburante. Lo scopo del provvedimento è separare la rete produttiva da quella distributiva per evitare intese di cartello tra le compagnie e contenere i prezzi della benzina. La prima a beneficiare della liberalizzazione sarebbe la grande distribuzione che potrebbe ampliare il circuito distributivo con marchi propri. Ma i benzinai si sentono minacciati e non ci stanno. Tra le due voci contrastanti, che cosa dicono i consumatori? Ci sarà davvero un vantaggio per loro? Lo abbiamo chiesto a Paolo Landi, segretario generale di Adiconsum.

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La liberalizzazione della distribuzione carburante porterà reali benefici economici per i cittadini? Non rischia di essere un ulteriore regalo alla grande distribuzione?

Il risparmio c’è. Da un rilevamento su 15 impianti di rifornimento della grande distribuzione attivi in Italia si va dai 7-8 fino ai 10 centesimi in meno per litro, che significa dai 3 ai 5 euro per un pieno. Per un chilometraggio medio, sono 50-100 euro all’anno in meno di spesa per carburanti. Certo, per ora si tratta di un beneficio solo “virtuale” perché gli impianti nei centri commerciali sono ancora molto pochi. Ma l’esempio francese, dove il rifornimento nei centri commerciali è una realtà diffusa, ce lo conferma. E poi la liberalizzazione non tocca solo la grande distribuzione, ma prevede che sia più facile per qualsiasi privato aprire una pompa di benzina.

I benzinai dicono che loro sono l’anello debole della catena e che il vero bersaglio delle associazioni dei consumatori dovrebbero essere le compagnie. Quella tra consumatori e benzinai non finisce per essere un guerra fra poveri?

Ho già avuto modo di dire che se i benzinai vogliono ricontrattare la loro posizione nei confronti delle compagnie, i consumatori sono al loro fianco, perché questo sarebbe un vantaggio per tutti. Una nostra ricerca ha rilevato che negli ultimi due anni le compagnie petrolifere hanno aumentato la quota a loro favore del 5% sulle benzine e del 10% sul gasolio. Quindi le condizioni per una riduzione del prezzo del carburante salvaguardando i margini per i benzinai ci sarebbero. Ma se il loro obiettivo è mantenere il monopolio, allora non ci stiamo. La mia impressione è che la categoria stia conducendo una battaglia in nome e per conto delle compagnie, senza esplicitarlo. Dai loro documenti infatti non emerge mai una reale volontà di ridefinire i rapporti con i petrolieri.

Tra i diritti dei cittadini, prima ancora di quelli economici, ci sono certamente quelli alla salute e all’ambiente. Ha senso che un’associazione di consumatori invochi l’abbassamento della prezzo della benzina e quindi ne incentivi il consumo?

La questione non è questa, la differenza di pochi centesimi al litro non incide sui consumi di carburante. Piuttosto la battaglia dovrebbe continuare sul versante dei carburanti alternativi come il metano e il Gpl, su cui non è stato fatto molto. Anche qui è necessaria una liberalizzazione perché la rete distributiva è soggetta agli stessi vincoli.

Quali altri interventi sono possibili in questo settore?

Fondamentalmente due. Il primo è rendere trasparenti i prezzi dei carburanti. Abbiamo più volte detto ai produttori: sediamoci a un tavolo e definiamo i criteri generali. Poi ogni compagnia continuerà a essere libera di fare il prezzo che vuole ma il consumatore deve sapere come si giunge a quel prezzo. Inoltre dev’essere chiaro il criterio col quale il prezzo alla pompa viene agganciato alle variazioni del prezzo del petrolio: non è possibile che quelle al rialzo vengano registrate automaticamente il giorno dopo e per quelle al ribasso si debba aspettare settimane o mesi.

In secondo luogo, bisogna eliminare le royalty che paghiamo al gestore della rete autostradale per i rifornimenti in autostrada. Si parla di 7-10 centesimi al litro, sui quali peraltro va calcolata anche l’Iva.

Prima i tassisti e i farmacisti, ora i benzinai. Sembra che in Italia ogni intervento di deregulation sia destinato a naufragare sugli interessi di categoria. Avrebbe dei suggerimenti da dare al governo per avviare un piano di riforme in maniera incruenta?

Spero che su questo punto il governo non molli. D’altronde l’esperienza insegna che le liberalizzazioni, dove sono state applicate, hanno funzionato, anche se all’inizio hanno incontrato prevedibili resistenze. E’ stato così con l’agricoltura e il commercio. Anche con i farmacisti, più di recente, la cosa è andata in porto. Peraltro la liberalizzazione dovrebbe prevedere che i gestori abbiano la possibilità di compensare le minori entrate con la vendita di altri prodotti, dai giornali alle sigarette.

(Angelo De Marinis)

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