Farmacisti contro la lobby delle pillole – Andare al supermercato e trovare l’aspirina in offerta. Avere sotto casa nuove farmacie e medicinali in linea con i prezzi europei. i vantaggi del decreto Bersani secondo i liberi operatori

Andare al supermercato e trovare l'aspirina in offerta. Avere sotto casa nuove farmacie e medicinali in linea con i prezzi europei. i vantaggi del decreto Bersani secondo i liberi operatori


Liberalizzare il mercato non è una cosa semplice. Perchè ogni lobby difende i propri privilegi. Tassisti, farmacisti, professionisti, banchieri e assicuratori, tutti mossi essenzialmente dalla paura non di perdere i privilegi, ma della concorrenza.
Perché un mercato libero, diventa inevitabilmente esposto alla concorrenza.

Le associazioni dei consumatori plaudono l’iniziativa: nel caso specifico delle farmacie, ci sono tangibili vantaggi per l’utente che se può comprare lo stesso farmaco al 10% in meno del costo, perchè dovrebbe spendere il 10% in più?

Ne abbiamo parlato con chi, pur appartenendo a una delle categorie “toccate” dal decreto, si dichiara favorevole alla liberalizzazione del sistema farmacia: il dottor Pietro Marino, dell’ufficio presidenza del Movimento Nazionale Liberi Farmacisti.
Il numero di farmacie sul territorio è predeterminato per legge attraverso il sistema della “pianta organica “.
Questo sistema prevede che possa essere aperta una farmacia ogni 5.000 abitanti nei comuni fino 12.500 abitanti, e una ogni 4000 per i comuni sopra i 12.500 abitanti.
Se si considera che oltre l’80 % dei comuni italiani ha meno di 12.500 abitanti, possiamo dedurre che l’80% dei comuni non può avere per legge più di una farmacia. Il decreto Bersani che noi appoggiamo, se convertito in legge nella sua formula originaria permetterebbe ai farmacisti non titolari di farmacia di aprire una minifarmacia o parafarmacia .
Tuttavia lo riteniamo solo un primo passo, ma che va nella direzione giusta, che è quella della libera concorrenza che si avrà solo abolendo la predeterminazione numerica delle farmacie. Solo una completa liberalizzazione permetterebbe infatti un vero confronto della capacità .


C’è una vera e propria “casta” che impedisce ai giovani neolaureati di esercitare la professione.

La lobby dei titolari di farmacia impedisce ai giovani farmacisti di entrare sul mercato. La licenza, nonostante sia una concessione dello stato, può essere ereditata da padre in figlio oppure acquistata a caro prezzo. Stiamo parlando di diversi milioni di euro.
Oggi vincere una farmacia sotto i 45 anni, senza mai essere stato titolare o direttore è impossibile: contano molto più i titoli della prova d’esame e questo penalizza inevitabilmente i giovani.
Un brillante laureato in legge può diventare magistrato a 26 anni, ma a quell’età un laureato in farmacia non diventerà mai titolare se l’azienda non ce l’ha in famiglia o non se la compra.

Esiste per la verità anche una procedura concorsuale (i concorsi hanno iter lunghissimi e molto spesso sono bloccati da ricorsi e controricorsi). Le regole attuali prevedono però maggiorazioni di punteggio per chi è già titolare di farmacia, rendendo di fatto impossibile che a vincere i concorsi siano i giovani laureati, anche se con il massimo di voti.


Ci sono 33mila giovani farmacisti che possono esercitare la professione ma non possono aprire una farmacia. Con l’applicazione del decreto cosa succederebbe?


Con il decreto Bersani un giovane professionista avrà più opportunità e più scelta.
Potrà infatti lavorare come dipendente per un grosso gruppo di distribuzione oppure potrà intraprendere la via imprenditoriale e ritagliarsi un piccolo spazio, anche se ancora non potrà competere appieno con i suoi colleghi più ricchi e fortunati.

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