Comprare o affittare, questo è il dilemma

Ma un dilemma facilmente risolvibile. A conti fatti, l'acquisto della casa è un investimento impegnativo ma ancora redditizio. Con qualche se e qualche ma


Dai soldi sotto il mattone ai soldi nel mattone
. Due forme di risparmio collegate dalla sottile linea rossa della prudenza, o meglio della diffidenza verso altri investimenti considerati troppo avventurosi. Ma se il gruzzolo nascosto in casa è ormai definitivamente passato di moda – ormai anche i bambini sanno che i soldi vanno almeno messi al riparo dall’inflazione – l’investimento immobiliare ha visto negli ultimi anni un autentico boom. Con la Borsa che dopo le crisi finanziarie e lo scoppio delle diverse bolle speculative diventa un luogo sempre meno sicuro per riporre i propri soldi, non resta che la casa a rappresentare per il risparmiatore disorientato il classico bene-rifugio, concreto e solido. Per di più, il costo del denaro – e quindi dei mutui – è ai minimi storici; un altro fattore che invoglia a buttarsi sul mattone. Domanda in crescita, offerta ridotta

Ma la casa ovviamente non è solo un investimento. E’ cresciuta in generale la richiesta abitativa per l’aumento delle “nuove famiglie” che si affacciano sul mercato: escono di casa i figli del baby-boom degli anni ’60-’70, che hanno ormai superato i trent’anni, crescono le richieste degli stranieri immigrati in Italia, aumenta la mobilità per lavoro e di conseguenza la richiesta di piccole metrature per i cosiddetti city users, i professionisti che risiedono in un’altra citta per cinque giorni alla settimana. A tutto questo però non fa fronte un corrispondente aumento dell’offerta, soprattutto di edilizia sociale che serva a far fronte alla crisi di alloggi e a calmierare il mercato. Così i prezzi sono schizzati alle stelle.

Prezzi in frenata, ma la casa pesa sempre troppo sul reddito

In realtà diverse analisi del mercato indicano che la corsa in salita sta rallentando: l’aumento medio dei prezzi (che sull’altra faccia della medaglia è anche la rivalutazione dell’immobile) viaggia attualmente attorno al 4% annuo, pur sempre il doppio dell’inflazione, ma molto meno rispetto agli anni scorsi. Nei prossimi anni gli analisti indicano una discesa lenta che non significa comunque un andamento negativo, cioè una svalutazione degli immobili.

Tuttavia la stabilizzazione dei prezzi avviene a un livello molto alto e la casa rimane un bene irraggiungibile per molti. Secondo uno studio del Cresme, un centro di ricerche economiche sull’edilizia, oggi per acquistare un appartamento ci vogliono in media diciotto anni di stipendio, negli anni ’80 ne bastavano dieci. E nello stesso periodo il costo di un trilocale semi-centrale in una grande città è triplicato (da 123.000 e 375.000 euro) mentre il reddito dei suoi potenziali acquirenti, una coppia di ceto medio, non è neanche raddoppiato (da 22.000 a 40.000 euro).

Ma anche a ripiegare sull’affitto, la situazione non migliora di molto. Nel periodo 1998-2004 il canone è aumentato del 49% (contro il 51% del costo d’acquisto) con punte dell’85% nelle grandi città. Rapportato a un reddito medio incide per quasi il 25%, ma in alcuni casi si arriva a pesi molto maggiori. Vediamo dunque quali sono i principali vantaggi e svantaggi dei due modi di mettersi un tetto sulla testa.

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Comprare o affittare, questo è il dilemma