Quote latte, la Corte Ue mette nei guai l’Italia: “Recuperi tutti gli interessi dai produttori”

Ora rischia una pesante multa

(Teleborsa) La legge con cui l’Italia ha fatto slittare al 30 giugno 2011 la rata annua di rimborso in scadenza il 31 dicembre 2010, ha trasformato in un aiuto nuovo e illegale tutto il regime di aiuti concesso un tempo, a condizioni diverse, dal Consiglio Ue.
Con questa motivazione, la Corte di giustizia Ue ha respinto il ricorso dell’Italia, confermando la decisione della Commissione Ue sul recupero integrale degli aiuti per le quote latte.

UNA VICENDA CHE VIENE DA MOLTO LONTANO –  Con una decisione del luglio 2013 la Commissione aveva ritenuto che la proroga di pagamento unilateralmente decisa dallo Stato italiano, benché riferita ad una sola rata, implicasse un nuovo sistema di rateizzazione e quindi desse origine ad un aiuto di Stato nuovo, illegale e incompatibile con il mercato interno. La Commissione ha pertanto ordinato all’Italia di procedere al recupero di tutte le somme concesse ai produttori di latte che avevano usufruito della proroga di pagamento, unitamente agli interessi
A settembre dello stesso anno l’Italia ha chiesto al Tribunale UE di annullare integralmente la predetta decisione o, in subordine, di annullarla nella parte in cui ordina di recuperare l’integralità degli aiuti individuali concessi.
Con sentenza del 24 giugno 2015, il Tribunale ha parzialmente accolto il ricorso dell’Italia, ritenendo che si trattasse di una mera modifica di una condizione accessoria di un aiuto esistente, precedentemente autorizzato, non divenuto illegale nella sua integralità ma solo nella parte relativa alla modifica unilateralmente apportata dallo Stato italiano. La Commissione ha impugnato detta sentenza davanti alla Corte di Giustizia.
Oggi 25 ottobre, la Corte ha accolto l’impugnazione della Commissione, definitivamente respingendo il ricorso dell’Italia e, per l’effetto, confermando la decisione della Commissione di recupero integrale degli aiuti.

Il Consiglio ha imposto:
– alle autorità italiane, di dichiarare l’importo corrispondente al prelievo supplementare dovuto dai produttori di latte al Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia (FEAOG) e di detrarre il debito nei confronti dell’Unione e i relativi interessi dalle spese finanziate dal FEAOG.
– ai produttori di latte, di rimborsare interamente il loro debito nei confronti dell’Italia con rate annuali di uguale importo e in un periodo non superiore a quattordici anni, dal 1° gennaio 2004.

CHE SUCCEDE ORA? –  Le autorità nazionali dovrebbero esigere dai produttori di latte il pagamento degli interessi non versati. Una somma che dovrà essere calcolata in sede europea tenendo anche conto delle penalità che si sono sommate nel tempo. Se l’Italia non dovesse farcela a recuperare tutti i soldi necessari a saldare il conto, rischierebbe di incorrere in un procedura di infrazione, il cui esito potrebbe essere il pagamento di multe.
Ora c’è un grosso nodo da sciogliere. Gran parte delle aziende che hanno, infatti, beneficiato di questo aiuto di Stato unilaterale oggi hanno chiuso, quindi il recupero dei soldi diventa molto complicato.

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