Quota 100 e reddito di cittadinanza ridimensionati. Così cambia la Manovra

Una finestra in meno per l'accesso alla pensione quota 100, soldi dimezzati per il reddito di cittadinanza. Così cambia la manovra

La serrata trattativa con Bruxelles dopo la bocciatura della manovra italiana e lo spettro dell’apertura della procedura d’infrazione porta alle prime possibili modifiche della manovra. Dopo le ‘aperture’ di Conte, Salvini e Di Maio, i ritocchi non possono che riguardare le due misure più impattanti nell’impianto di governo dei due partiti di maggioranza, ovvero Quota 100 per la riforma delle pensioni e il reddito di cittadinanza.

Quota 100, i paletti
Quota 100 si ridimensiona. Il governo dovrebbe porre delle limitazioni per risparmiare qualche miliardo dei 6,7, stanziati nella manovra finanziaria. Appare ormai certo che questa misura partirà non prima della primavera, con la prima finestra di accesso che sarà fissata solamente ad aprile. Dovranno aspettare fino ad aprile, quindi, coloro che maturano i requisiti per Quota 100 da gennaio 2019 (o anche chi li ha già maturati nei mesi precedenti). Altre due finestre di accesso dovrebbero essere in programma per luglio ed ottobre 2019, mentre chi maturerà i requisiti tra ottobre e dicembre dovrà attendere fino a gennaio 2020.

Per i dipendenti pubblici, invece, le finestre di accesso potrebbero avere un distacco di sei mesi, e non di tre, l’una dall’altra. Un altro paletto riguarda il divieto di cumulo reddito-pensioni: sembra infatti che una volta andati in pensione con Quota 100 non si potrà riprendere a lavorare. Questo vincolo viene meno una volta raggiunta l’età pensionabile per la pensione di vecchiaia, pari a 67 anni.

Ci saranno poi dei limiti riguardanti la contribuzione. Nei 38 anni, richiesti per andare in pensione in anticipo, infatti, difficilmente si terrà conto dei contributi figurativi, versati dall’Inps, senza oneri per il lavoratore, nei periodi in cui si è verificata un’interruzione (o una riduzione) dell’attività e di conseguenza non c’è stato il versamento dei contributi obbligatori da parte del datore di lavoro né del dipendente.

Reddito di cittadinanza con meno risorse
Oltre alle certezze – tra cui l’importo confermato a 780 euro al mese e la soglia Isee a 9.360 euro – nelle ultime settimane si sono aggiunte importanti novità a una delle misure chiave del governo gialloverde. Vediamo quali:

  • sgravi alle imprese: il governo sta valutando l’ipotesi di coinvolgere nel programma del reddito di cittadinanza anche le imprese disponibili ad assumere i beneficiari dello strumento. Si tratta di uno sgravio contributivo pari al reddito della persona che viene assunta. In pratica, all’imprenditore verrebbero riconosciute fino a tre mensilità di reddito che salgono a 6 se la persona assunta è una donna.
  • 156 euro a figlio: un’altra novità è stata annunciata dal consigliere economico di Luigi Di Maio, Pasquale Tridico, il quale ha parlato di una “scala di equivalenza” che permetterebbe di ricalibrare l’assegno del reddito di cittadinanza in base ai componenti del nucleo famigliare. Per ogni figlio si potrebbe incassare il 20% dell’assegno base di 780 euro, ossia 156 euro, mentre un coniuge a carico varrebbe il 40%, ossia 312 euro.
  • Bonus ai tutor: Se è vero che i centri per l’impiego restano centrali nell’impianto del reddito di cittadinanza, anche la figura del tutor – o ‘navigator’ come l’ha ribattezzata Di Maio – avrà un ruolo chiave nel guidare chi è senza lavoro nella ricerca di un impiego. Al tutor che farà assumere il disoccupato sarà destinato un bonus.

Il problema vero, a questo punto, sono però le risorse. Al di là dello spostamento temporale condiviso con la Ragioneria dello Stato, degli originari 17 miliardi pensati per finanziare la misura ne son sopravvissuti 9, ed ora ne stanno studiando una piccola porzione euro-digeribile da 6 miliardi da presentare alla Commissione.

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