PwC, ecco come il Covid-19 cambierà l’Italia

Il rapporto pubblicato da PwC che, sulla base delle elaborazioni prodotte da stakeholders ed enti, ha redatto un compendio sull'impatto economico-finanziario e sociale del Covid-19 

La fiducia di imprese e consumatori si è rapidamente deteriorata, in Italia e in diversi Paesi europei. Il PMI Index ha toccato il suo minimo storico, in Italia e nell’Eurozona. L’instabilità dei mercati finanziari ha toccato i picchi del 2008-2009, in tempi anche più rapidi. Il VIX Index, il principale indice di riferimento a livello globale per valutare la paura dei mercati, a marzo ha toccato un picco analogo a quelli registrati nella crisi finanziaria del 2008-2009, sebbene solo un mese prima si attestasse su valori decisamente contenuti.

Tale picco è stato infatti raggiunto con grande velocità: la crescita è iniziata il 20 febbraio, per arrivare in meno di un mese al picco del 16 marzo. Nel 2008 servirono circa due mesi per raggiungere livelli simili. Tuttavia, al momento, non è previsto lo scoppio di una nuova crisi finanziaria su larga scala a causa dalle più stringenti politiche macroprudenziali attualmente in vigore.

È quanto emerge dal Rapporto pubblicato da PwC che, sulla base delle elaborazioni prodotte da stakeholders ed enti, fra i più autorevoli al mondo ha redatto un compendio sull’impatto economico-finanziario e sociale del Covid-19 con l’obiettivo di fornire una base di informazioni e analisi necessarie a tutti coloro che lavorano per la ripartenza del Paese.

Mentre tutte le principali economie mondiali si stanno orientando verso un lockdown completo e stanno adottando importanti misure fiscali e monetarie volte a sostenere i posti di lavoro, la liquidità delle imprese e il reddito delle famiglie, secondo la PwC Global Crisis Survey, quasi 7 aziende su 10 hanno sperimentato almeno un momento di crisi negli ultimi cinque anni.

Il Covid-19 – si legge nel documento – spingerà al limite la resistenza delle imprese a tali fasi di difficoltà, ed è quindi importante che esse si facciano trovare preparate. In questo scenario il Global Crisis Center di PwC indica sette azioni, in larga parte condivise dal mondo dei think tank e delle società di consulenza strategica, da introdurre per mitigare gli effetti della crisi: un ripensamento del rapporto con i dipendenti, la revisione dei piani di crisi e di continuity, una chiara comprensione della supply chain per individuare potenziali vulnerabilità. E ancora, un’analisi di scenario accompagnata a una comunicazione efficace, l’individuazione di potenziali Points of failure.

Per rispondere alla crisi, la Commissione Europea ha autorizzato gli Stati membri ad una massima flessibilità nell’utilizzo dei fondi europei. Inoltre, è stata attivata per la prima volta la clausola di salvaguardia del Patto di Stabilità e Crescita e i Paesi dell’Eurozona hanno trovato un accordo per istituire all’interno del MES un sostegno specifico per l’emergenza Covid-19, basato sull’esistente programma di assistenza precauzionale.

LE 5 PRINCIPALI SFIDE CHE DOVRANNO AFFRONTARE LE IMPRESE SECONDO PWC UK – Dai grafici contenuti nel Rapporto di PwC emergono le 5 principali sfide che le imprese dovranno affrontare nella ripartenza post coronavirus. Nel dettaglio le aziende si troveranno a fronteggiare: interruzioni della Supply Chain; riduzione della forza lavoro (se i lavoratori sono costretti a casa); l’impatto dell’incertezza sul processo decisionale dei consumatori e delle imprese; le reazioni dei governi e delle banche centrali in termini di policy;
blocchi parziali di determinati settori produttivi. Si verificheranno, inoltre, “second round effects”, che avranno un impatto sull’intero sistema economico (ad es. onsharing, riallocazione di capitale e fattori produttivi).

ANDAMENTO DEL PIL NEL 2020 E 2021 –
 Dal quadro presentato da PwC emerge che il PIL globale è atteso in calo del 2% quest’anno, ma nel 2021 registrerà una spinta del 5,4%. Analogamente, l’Unione Europea vedrà il PIL subire calo del 5,3% nel 2020 e una ripresa del +5,2% nel 2021. Per l’Italia, le previsioni vedono un crollo del 7,1% nel 2020 e una crescita del 4,6% nel 2021.

RIDUZIONE DELLA DOMANDA DI ENERGIA ELETTRICA IN ITALIA – In attesa dei dati sull’andamento della produzione industriale, i dati sul consumo di energia permettono di evidenziare una forte contrazione delle attività produttive. In Italia la domanda di energia elettrica nel marzo 2020 – si legge nel Rapporto – risulta più bassa del -8,8% rispetto al marzo 2019, con grosse differenze tra Sud (-2,2%) e Centro-Nord (-10,8%).

Un calo che nel nostro Paese risulta più marcato rispetto ad altri paesi dell’Eurozona. Ciò può significare che la produzione industriale italiana ha subito uno stop più forte. Prolungare questa situazione di squilibrio – sottolinea il documento – rischia di portare alla sostituzione delle imprese italiane nella catene globali del valore, con danni permanenti al nostro comparto. Una considerazione che risulta centrale dal momento che l’economia italiana è trainata dall’export nel settore manifatturiero.

Nel 2018 il surplus commerciale di beni manufatti è stato, infatti, pari a 88,4 miliardi di dollari (il sesto più alto al mondo e il secondo in Europa dopo la Germania).

DEBITO PUBBLICO IN ITALIA DOPO IL COVID-19 – Morgan Stanley ritiene che il debito pubblico italiano possa crescere tra 5 e 20 p.p. di PIL a seconda dello sviluppo della situazione legata all’epidemia (caso di relativo rapido contenimento vs prolungata permanenza delle misure più drastiche).

Il rapporto debito/PIL – evidenzia il Rapporto – potrebbe dunque arrivare a oltre il 150%. Un dato che va a peggiorare la stima di Confindustria per il 2020 che è del 147%. Tra i fattori in gioco che possono incidere sul debito il Rapporto cita le decisioni europee circa l’utilizzo del MES; l’Intervento della BCE per limitare i costi di finanziamento; e l’emissione o meno dei cosiddetti “Coronabond”.

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