Pubblica amministrazione, pagamenti entro 60 giorni e “multe” per i ritardi

Termine massimo di 2 mesi e 8% di penale sui ritardi. L'Europa vuole mettere in riga gli enti pubblici debitori verso i privati. Ci riuscirà?

Le aziende o i consulenti che lavorano con la pubblica amministrazione lo sanno bene e a loro spese. Così inflessibile nel reclamare ciò che gli spetta (leggasi scadenze fiscali), lo Stato è assolutamente “elastico” quando è lui a dover sborsare. I tempi di pagamento dei fornitori privati per lavorano con ministeri, aziende pubbliche, enti locali sono biblici. L’attesa media si aggira sui 4 mesi (128 giorni giorni per l’esattezza), il doppio della media europea di 61 giorni. Ma nella Sanità, in particolare nelle regioni del Sud, i ritardi possono superare i 400 giorni. In altre parole una fornitura di merci, una prestazione tecnica o una consulenza viene pagata con più di un anno di ritardo.

Ora la musica dovrebbe cambiare. E’ stato raggiunto l’accordo tra le istituzioni europee per varare la direttiva sui termini di pagamento. La liquidazione delle fatture da parte delle amministrazioni pubbliche di tutti i paesi europei dovrà avvenire entro un massimo di 60 giorni. Scaduto questo termine gli enti dovranno pagare un interesse dell’8% annuo sulla somma dovuta.

Il termine dei 60 giorni varrà anche per i pagamenti tra imprese private ma sarà un termine “di riferimento” da applicarsi “salvo accordi differenti tra le parti”. Ma questi accordi non non devono essere “iniqui” per i creditori. Per la cronaca, le aziende private italiane ci mettono in media 88 giorni per saldare i fornitori, 31 in più rispetto ai concorrenti europei.

Una speranza per gli “ostaggi” della Pa

Si stima che solo in Italia i debiti della PA nei confronti dei fornitori privati oscillino tra i 30 e i 60 miliardi di euro, la maggior parte dei quali nella Sanità. I ritardi costano alle imprese 934 milioni l’anno e a risentirne maggiormente sono le piccole imprese.

Secondo il vicepresidente della Commissione europea responsabile della politica industriale, Antonio Tajani, la direttiva “consentirà di rimettere in circolazione una liquidità di circa 180 miliardi di euro e di tenere così in vita tante Pmi che rischiano di soffocare”.

La proposta di direttiva dovrebbe essere votata dal Parlamento europeo in ottobre e approvata definitivamente entro l’anno. Poi ogni Stato ha altri due anni per recepirla con una norma interna e farla entrare in vigore. In teoria può farlo subito, ma sarebbe uno shock per le casse dello Stato già affaticate. Tutto fa pensare che l’attesa dei creditori continuerà. (A.D.M.)

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