Province, l’abolizione costerebbe 444 milioni di euro di spesa aggiuntiva

E quanto costerebbe il riassorbimento dei 61mila lavoratori attualmente alle dipendenze delle amministrazioni provinciali

Eliminare le Province per risanare i conti dello Stato, potrebbe serbare un’amara sorpresa. Perché se cancellare i seggi dei consiglieri provinciali e gli stipendi degli assessori farebbe certamente risparmiare soldi, resta da chiarire che ne sarà dei 61mila lavoratori alle dipendenze delle 107 Province italiane, dove gli stipendi, che sono più alti, potrebbero costare 444 milioni circa in più. “Mediamente – conferma Loy, segretario confederale Uil, attivo sul tema della riduzione dei costi della politica – le retribuzioni e soprattutto i livelli di inquadramento sono migliori per chi lavora in Regione rispetto a chi lo fa alle dipendenze della Provincia. Non sono differenze molto grandi, ma ci sono, soprattutto come risultato degli accordi integrativi, che, in alcuni casi, possono ampliarle”.

Conferme arrivano anche dall’Unione delle Province italiane (Upi) che da giorni critica la riforma approvata dal Cdm e che sarà ultimata nel 2017. I calcoli governativi parlano di oltre 100 milioni di risparmi su indennità, gettoni, assegni di fine mandato di consiglieri provinciali e assessori (escluse quelle autonome di Trento e Bolzano), ma solo se non ci saranno spese in più per le nuove forme associative tra Comuni. E qui entra in scena l’Upi che a questi risparmi contrappone l’aumento dei costi del personale. “Sulla base dei dati della Ragioneria generale dello Stato del 2009 – fanno sapere dall’Upi – abbiamo fatto un semplice calcolo. La retribuzione annuale media netta di un dipendente regionale è di 37.125 euro, mentre quella di un dipendente provinciale è di 29.845, cioè 7280 euro in meno”. Se, come parrebbe dai testi di legge costituzionali circolati sinora, si prefigura un iniziale passaggio di competenze dalle Province soppresse alle Regioni, che poi potranno decidere se attribuirle ad associazioni di Comuni o tenerle e gestirle insieme agli ex dipendenti provinciali da assorbire nella loro pianta organica, il conto è presto fatto. Nell’ipotesi che tutti i 61mila lavoratori stipendiati da tutte le Province passino alle dipendenze delle amministrazioni regionali, si arriverebbe a spendere 444 milioni in più in termini di costo del personale.
“Il trasferimento di personale – sottolineano all’Upi – si tradurrebbe in un aumento del 20% circa dei costi, dimostrando che questa riforma non diminuisce ma rischia di accrescere la spesa pubblica”.

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