Vaccini: il piano dell’Italia per essere autonoma dopo l’estate

"Chi fa da sè fa per UE": dopo il mezzo pasticcio si cerca di rimediare

Se sul Recovery Plan, (non dopo una iniziale empasse) l’Europa è salita in cattedra riuscendo a trovare la quadra e mettendo in campo risorse ed interventi straordinari, destinati a restare nella storia, sulla distribuzione dei vaccini c’è più di qualche evidente pecca. Qualcosa, insomma, non ha funzionato come dimostrano ritardi e slittamenti. 

Del resto, che la campagna vaccinale procede a rilento è ormai sotto agli occhi di tutti e lo ha ammesso anche il Commissario UE all’Economia Gentiloni: “Forse la Commissione ha sottovalutato quanto le promesse delle case farmaceutiche avrebbero potuto dimostrarsi non attendibili”, ha detto qualche giorno fa.

Mentre qui si litiga, la Gran Bretagna procede a passo spedito e il Premier Johnson esulta parlando di “impresa straordinaria“, quella, insomma, che fin qui non è riuscita all’Europa.

Un pasticcio diventato sempre più difficile da nascondere. Tanto che proprio nelle scorse ore è diventato virale il discorso della giovane europarlamentare francese Manon Aubry in una seduta plenaria a Bruxelles, nel quale ha attaccato duramente la Commissione per la gestione della campagna vaccinale. “Come ha potuto accettare di inchinarsi davanti alle cause farmaceutiche?”, ha incalzato la pasionaria del partito di sinistra France Insoumise. “Nessuna informazione sulle negoziazioni per i contratti, i dettagli su costi e tempi di consegna nascosti, un pasticcio di ritardi e nessun programma rispettato”, ha proseguito rivolgendosi ad una incredula von der Leyen.

Adesso, comunque, non c’è altro da fare che recuperare il tempo perduto. Ma è tutt’altro che semplice. Il Presidente del Consiglio Draghi è in pressing ormai da giorni cercando di mettere il turbo ad una questione che diventa di diventare un pericoloso boomerang.

Ieri, intanto, è sbarcato a Roma il commissario Ue al mercato interno Thierry Breton, responsabile della task force sui vaccini per incontrare il ministro Giancarlo Giorgetti.  “Sono fiducioso sulla capacità dell’Europa di consegnare i vaccini sempre più rapidamente. Confidiamo di poter vaccinare da qui all’estate tutti i cittadini europei”, ha detto.

CHI FA DA SE’ FA PER UE – Per non farsi trovare impreparati, occorre giocare d’anticipo. Come scrive Alessandro Barbera su La Stampa si accelera sulla costruzione di nuovi siti per la produzione di vaccini dentro i confini dell’ Unione. Ma la strada è tutta in salita: “Per mettere a punto un intero ciclo di produzione (dal prodotto in senso stretto all’ infialamento) occorrono dai sei agli otto mesi. E poiché si tratta di un’ emergenza pandemica, nessuna casa farmaceutica sembra disposta ad accollarsi in solitudine il costo per la costruzione di nuovi siti. Per questo, durante la telefonata Draghi e von der Leyen hanno formalizzato la decisione di utilizzare parte delle risorse del Recovery Plan a questo fine”.

Intanto, almeno due multinazionali – Astra Zeneca e Johnson and Jonhson – stanno preparando un investimento per due stabilimenti, entrambi nel Lazio. Se i piani verranno rispettati, entro la fine dell’ anno. dunque,  l’ Italia potrebbe essere autonoma. 

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